C’è una domanda che torna puntuale ogni inverno, tra bollette che salgono e termosifoni che non smettono mai di far discutere.
Negli ultimi tempi si è diffusa una teoria che ha fatto discutere: mantenere il riscaldamento acceso 24 ore su 24 potrebbe consumare meno rispetto a spegnerlo durante la notte. A sostenerla è anche chi, come alcuni analisti, ragiona in termini di efficienza energetica pura.
Il punto è semplice: quando una casa si raffredda completamente durante la notte, al mattino la caldaia deve lavorare di più per riportare gli ambienti a una temperatura confortevole. Questo “sforzo extra”, secondo questa visione, inciderebbe più dei consumi continui a bassa intensità.
Da qui nasce l’idea di mantenere una temperatura stabile, ad esempio intorno ai 19°C, evitando sbalzi termici e picchi di consumo.
Cosa dicono davvero gli esperti
Se si guarda però alle indicazioni ufficiali, il quadro cambia. Organizzazioni come l’OCU e istituti per l’efficienza energetica indicano chiaramente una strada diversa: abbassare o spegnere il riscaldamento durante la notte resta, nella maggior parte dei casi, la scelta più economica.
Le stime parlano di numeri concreti. Spegnere completamente l’impianto può portare a risparmi significativi, mentre ridurre la temperatura notturna a circa 16°C consente comunque di contenere i consumi senza compromettere il comfort. Dormire, infatti, non richiede gli stessi livelli di calore necessari durante il giorno.
Anche gli enti energetici sottolineano un principio spesso sottovalutato: riscaldare una casa quando non serve è energia sprecata, indipendentemente da quanto sia efficiente l’impianto.

La verità sta nel mezzo (e dipende dalla casa) (www.odcec.vicenza.it)
Il punto chiave è che non esiste una risposta valida per tutti. Le abitudini, ma soprattutto le caratteristiche dell’abitazione, fanno la differenza.
In una casa ben isolata, con infissi moderni e dispersioni ridotte, il calore si conserva più a lungo. In questi casi, abbassare il termostato di notte è quasi sempre vantaggioso. Diverso il discorso per abitazioni più vecchie, con isolamento scarso: qui il raffreddamento è rapido e il riscaldamento mattutino può risultare più impegnativo.
Ma anche in queste situazioni, gli esperti invitano a evitare gli estremi. Non serve trasformare la casa in un frigorifero di notte, così come non ha senso mantenerla calda inutilmente per ore.
Attenzione al tipo di impianto
C’è poi un aspetto spesso ignorato: non tutti i sistemi di riscaldamento funzionano allo stesso modo.
Le caldaie tradizionali si prestano bene a cicli di accensione e spegnimento programmati. Le pompe di calore, invece, tendono a lavorare meglio con un funzionamento continuo e stabile. In questi casi, spegnere completamente l’impianto potrebbe non essere la scelta più efficiente.
Al di là delle teorie, c’è un elemento su cui tutti concordano: il vero risparmio nasce da una gestione intelligente.
Un termostato programmabile, ad esempio, permette di adattare automaticamente la temperatura alle diverse ore della giornata, evitando sprechi senza rinunciare al comfort. Allo stesso modo, una casa ben isolata incide molto più dei singoli gradi impostati.
In altre parole, la differenza non la fa tanto lasciare acceso o spento il riscaldamento, ma come e quando viene utilizzato.
Una scelta quotidiana che pesa sulla bolletta
Alla fine, il mito secondo cui “tenere acceso consuma meno” non regge nella maggior parte dei casi. Ma neppure l’idea opposta, quella dello spegnimento totale sempre e comunque, è una regola assoluta.
La soluzione più efficace è spesso la più equilibrata: abbassare la temperatura di notte, adattarla alle reali esigenze e sfruttare la tecnologia per evitare sprechi.
Perché, più che una formula universale, il risparmio energetico è fatto di scelte quotidiane. E spesso sono proprio quelle meno evidenti a fare la differenza sulla bolletta.








