Economia

Assegno divorzile, l’ex dichiara redditi bassi ma conduce una vita lussuosa? Scattano i controlli del Fisco

Non di rado, infatti, dietro dichiarazioni di reddito che appaiono modeste, si nascondono realtà ben più agiate.
La vicenda che ha portato alla sentenza della Cassazione (www.odcec.vicenza.it)

Nel diritto di famiglia, la questione dell’assegno divorzile continua a rappresentare un tema di grande importanza e delicatezza.

Non di rado, infatti, dietro dichiarazioni di reddito che appaiono modeste, si nascondono realtà ben più agiate. È proprio su questo argomento che si è pronunciata recentemente la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 6533 del 19 marzo 2026, sollevando importanti questioni legate alla valutazione dello stile di vita e alla necessità di indagini fiscali.

La vicenda ha avuto origine da un procedimento di divorzio promosso da un medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale contro la richiesta della sua ex moglie di ottenere un assegno divorzile. In primo grado, il Tribunale di Teramo aveva accolto la domanda, confermata successivamente dalla Corte d’Appello di L’Aquila, riconoscendo alla donna un assegno mensile di 800 euro. Il marito, tuttavia, ha contestato la decisione, sostenendo che l’ex coniuge non versava in condizioni di bisogno, ma conduceva uno stile di vita lussuoso e disponeva di risorse economiche non dichiarate.

Le prove presentate dal marito

A supporto della sua tesi, il marito aveva prodotto una relazione investigativa che evidenziava il possesso di beni immobili, risorse finanziarie, nonché una serie di comportamenti indicativi di un tenore di vita agiato, come l’impiego di una collaboratrice domestica, viaggi frequenti e partecipazione a eventi di prestigio. La Corte d’Appello aveva ritenuto non opportuno procedere con ulteriori indagini.

La Cassazione, richiamando l’art. 5, comma 9, della legge sul divorzio, ha sottolineato che l’accertamento delle condizioni economiche non può fermarsi ai documenti prodotti dalle parti, soprattutto quando emergano dubbi concreti sulla loro veridicità. Se uno stile di vita apparentemente incompatibile con il reddito dichiarato viene documentato attraverso indizi precisi e circostanziati, il giudice non può limitarsi a una valutazione formale delle prove, ma è obbligato a disporre indagini fiscali, anche tramite la polizia tributaria, per far emergere eventuali risorse non dichiarate.

La Cassazione ha quindi messo in evidenza che, nei casi di sospetto squilibrio economico e tenore di vita incompatibile con le dichiarazioni fiscali

Il dovere istruttorio del giudice: indagini fiscali come obbligo (www.odcec.vicenza.it)

La Cassazione ha quindi messo in evidenza che, nei casi di sospetto squilibrio economico e tenore di vita incompatibile con le dichiarazioni fiscali, il magistrato deve attivare tutti gli strumenti necessari per garantire una decisione fondata su dati reali. Non si tratta di una facoltà del giudice, ma di un vero e proprio dovere istruttorio, soprattutto quando ci sono indizi di frode o incompletezza nelle informazioni presentate. L’errore della Corte d’Appello, secondo la Cassazione, è stato quello di non considerare l’opportunità di approfondire le indagini fiscali, facendo leva su un erroneo concetto dell’onere della prova.

Il ruolo delle indagini fiscali nei giudizi di divorzio

Questa sentenza, di grande rilevanza, rimette in discussione le modalità con cui vengono valutate le condizioni economiche nei procedimenti di divorzio. Essa stabilisce chiaramente che il lusso e la condizione economica lussuosa, se documentata con elementi concreti, devono essere presi in considerazione come indicatori di una possibile risorsa non dichiarata, obbligando il giudice a disporre gli accertamenti necessari per garantire l’equilibrio e la giustizia nelle decisioni relative agli assegni divorzili.

La Cassazione ha rilevato l’importanza di valutare anche i patrimoni di origine successoria, che talvolta vengono trascurati in quanto non immediatamente produttivi di reddito. Anche beni come titoli finanziari, quote societarie o immobili di prestigio possono alterare significativamente l’equilibrio economico tra gli ex coniugi, rendendo necessario un accertamento più approfondito per evitare che il giudizio sul mantenimento si fondi su un quadro incompleto o distorto.

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