Il nuovo decreto benzina non riguarda solo il prezzo alla pompa per automobilisti e famiglie, ma introduce anche un aiuto diretto per imprese che lavorano ogni giorno con i mezzi e che stanno subendo l’aumento dei costi del carburante.
Il provvedimento approvato dal Governo e raccontato nelle sue prime misure operative punta infatti a sostenere due settori molto esposti: autotrasporto e pesca. Accanto alla riduzione temporanea delle accise, il decreto prevede un credito d’imposta pensato per compensare almeno in parte i rincari registrati nei mesi primaverili del 2026.
È una misura che nasce in un momento di forte tensione sui mercati energetici. Secondo quanto riportato, il decreto è stato varato dopo l’impennata dei prezzi di benzina e gasolio collegata alle tensioni internazionali nello Stretto di Hormuz, con i prezzi alla pompa arrivati oltre i 2 euro al litro.
Chi può ottenere il bonus carburante
Per quanto riguarda l’autotrasporto, il beneficio non spetta a tutte le imprese in modo indistinto. Il credito è destinato alle attività di trasporto merci con veicoli di massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate, quindi a una platea ben precisa di operatori professionali. Rientrano gli iscritti all’albo degli autotrasportatori per conto terzi, i soggetti autorizzati al trasporto in conto proprio e anche le imprese stabilite in altri Paesi dell’Unione europea che rispettano i requisiti previsti dalla disciplina comunitaria.
Il meccanismo scelto non prevede una cifra uguale per tutti. Il valore del credito d’imposta sarà infatti calcolato in base alla maggiore spesa sostenuta per l’acquisto di carburante nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026 rispetto ai prezzi di febbraio, sulla base delle rilevazioni del Ministero dell’Ambiente. Per finanziare questa misura, per il 2026 sono stati stanziati 100 milioni di euro.
Il sostegno previsto per le imprese della pesca
Il decreto interviene anche sul comparto ittico, che risente in modo immediato dell’aumento dei costi di gasolio e benzina necessari per l’attività quotidiana. In questo caso il contributo è riconosciuto alle imprese della pesca come credito d’imposta, con un limite complessivo di 10 milioni di euro per il 2026.
Qui la regola è leggermente diversa rispetto all’autotrasporto. Il bonus può coprire fino al 20 per cento della spesa sostenuta per il carburante acquistato tra marzo e maggio 2026, purché tale spesa sia documentata dalle relative fatture, al netto dell’IVA. Anche in questo caso, quindi, non si parla di un rimborso automatico generalizzato, ma di un sostegno da calcolare sulla base dei costi effettivamente sostenuti.
Cosa manca ancora per renderlo operativo
La misura è stata annunciata, ma per passare dalla norma all’utilizzo concreto serviranno i provvedimenti attuativi. Per l’autotrasporto, le modalità di accesso dovranno essere definite con un decreto del Ministero dei Trasporti entro 60 giorni. Per le imprese della pesca, invece, sarà il Ministero dell’Agricoltura a dover fissare i dettagli entro 30 giorni.
Questo significa che il bonus esiste già sul piano normativo, ma imprese e operatori devono ancora attendere le istruzioni pratiche su domanda, documentazione e tempi. È il passaggio che farà davvero la differenza, perché da lì si capirà quanto sarà semplice o complicato trasformare il credito in un aiuto concreto.
Perché questa misura ha un impatto reale
Quando aumentano i costi del carburante, a salire non sono soltanto le spese di chi fa rifornimento per uso privato. A risentirne sono anche i trasporti delle merci, la distribuzione dei prodotti e il lavoro di interi comparti produttivi. Per questo il decreto prova a intervenire prima che i rincari si trasferiscano a catena sui prezzi finali pagati da famiglie e cittadini.
Il credito potrà essere usato solo in compensazione entro il 31 dicembre 2026 e non concorrerà né alla formazione del reddito d’impresa né della base imponibile IRAP. Inoltre sarà cumulabile con altre agevolazioni sugli stessi costi, ma senza superare la spesa complessivamente sostenuta e nel rispetto delle regole europee sugli aiuti di Stato.
Il punto, adesso, non è solo sapere che il bonus c’è, ma capire se arriverà in tempi utili e con procedure davvero accessibili. Perché quando il carburante pesa così tanto sui conti di chi lavora, anche pochi mesi di ritardo possono cambiare parecchio.








