Per gli insegnanti la Carta del Docente torna al centro delle politiche scolastiche e lo fa con alcune modifiche che cambiano concretamente il modo in cui potrà essere utilizzata dal prossimo anno scolastico.
L’ipotesi che circola negli uffici del Ministero è quella di un bonus che dovrebbe arrivare fino a circa 400 euro, una cifra simile a quella degli anni passati ma inserita dentro un sistema più ampio di welfare dedicato al personale della scuola.
La novità più evidente riguarda il tipo di spese che potranno essere coperte. Oltre ai classici acquisti legati alla formazione professionale – libri, corsi, software, master universitari – la carta potrà essere utilizzata anche per pagare servizi di trasporto. Un dettaglio che può sembrare secondario, ma che per molti docenti, soprattutto per chi lavora lontano da casa o cambia sede ogni anno, diventa una voce di spesa tutt’altro che marginale.
Resta invece invariata la logica della carta digitale: i docenti accedono alla piattaforma online e generano i buoni di spesa da utilizzare presso esercizi o enti accreditati.
Un bonus che si allarga anche ai precari
Negli anni la Carta del Docente è stata spesso al centro di polemiche, soprattutto per l’esclusione degli insegnanti con contratti a termine. Negli ultimi tempi, tra ricorsi e sentenze, qualcosa si è mosso e oggi la platea dei beneficiari si è allargata.
Per l’anno scolastico 2025/2026 potranno ricevere il bonus non solo gli insegnanti di ruolo, compresi i neoassunti e chi lavora part-time, ma anche molti docenti con contratto a tempo determinato, sia quelli con incarico fino al 31 agosto sia quelli con contratto fino al 30 giugno.
La carta resta disponibile anche per i docenti temporaneamente impiegati in altre funzioni, per chi lavora nelle scuole italiane all’estero e per gli insegnanti delle scuole militari. Una platea ampia, che fotografa la realtà attuale della scuola italiana, dove una parte consistente delle cattedre continua a essere coperta da personale precario.
Come si possono spendere i soldi della carta
La struttura del bonus resta quella già conosciuta dagli insegnanti. I buoni generati attraverso la piattaforma possono essere utilizzati per acquistare libri, pubblicazioni, riviste professionali, computer, tablet, software e corsi di formazione organizzati da enti accreditati dal Ministero.
Restano validi anche gli utilizzi legati alla crescita culturale personale, come l’acquisto di biglietti per cinema, teatro, musei, mostre ed eventi culturali. Allo stesso modo è possibile usare il bonus per iscriversi a corsi universitari, lauree magistrali, master o percorsi post-laurea collegati al proprio lavoro.
Sull’hardware rimane un limite che molti docenti ormai conoscono bene: computer e dispositivi possono essere acquistati solo alla prima erogazione e poi ogni quattro anni.
I nuovi fondi PNRR per le scuole
Accanto alla Carta del Docente arriva un’altra misura che riguarda direttamente gli insegnanti, anche se in modo meno immediato. Il Ministero ha previsto 270 milioni di euro provenienti dal PNRR, destinati alle scuole per rafforzare la formazione del personale.
In pratica gli istituti potranno acquistare computer, tablet e libri da concedere in comodato d’uso ai docenti che ne avranno bisogno. Non sarà quindi un bonus individuale, ma una dotazione che le scuole potranno gestire internamente.
A questo si aggiunge un’altra voce di finanziamento: ogni insegnante potrà avere a disposizione circa 240 euro per partecipare ai corsi di formazione individuati dal collegio dei docenti nel piano annuale.
Cosa cambia davvero per chi insegna
Per chi lavora nella scuola queste novità arrivano in un momento in cui il lavoro dell’insegnante è sempre più legato alla formazione continua, ma spesso con costi che restano a carico del singolo docente. Tra aggiornamenti professionali, corsi, manuali e strumenti digitali, la spesa annuale non è affatto trascurabile.
La Carta del Docente non risolve questo problema, e molti insegnanti lo ripetono da anni. Però resta uno degli strumenti più utilizzati per coprire almeno una parte di queste spese.
L’idea di inserirla dentro un sistema più ampio di welfare scolastico lascia intendere che il Ministero voglia trasformarla in qualcosa di più strutturato. Resta da capire se i fondi disponibili basteranno davvero a sostenere una platea di insegnanti sempre più ampia, soprattutto ora che anche molti precari potranno accedervi.








