Da gennaio qualcosa è cambiato davvero ma non per tutti allo stesso modo, il congedo parentale si allunga e passa da 12 a 14 anni di età del figlio.
La novità riguarda solo una parte dei lavoratori ed è qui che iniziano le differenze che si sentono, chi è dipendente oggi ha più margine mentre chi non lo è resta fermo alle regole di prima, e questa linea si vede chiaramente nella vita reale.
Più tempo per usarlo, ma solo per alcuni
La modifica è semplice da capire, i genitori con contratto subordinato possono utilizzare il congedo fino ai 14 anni del figlio, quindi due anni in più rispetto a prima.
Il meccanismo resta più o meno lo stesso, la madre può iniziare dopo il congedo di maternità mentre il padre dalla nascita, e in caso di adozione o affido tutto parte dall’ingresso in famiglia.
Si allunga il tempo ma non la durata complessiva, restano infatti i limiti già previsti fino a 10 mesi totali tra i due genitori, che possono diventare 11 in alcune condizioni, quindi più flessibilità sì, ma senza avere più mesi a disposizione.
Chi resta fuori dalle nuove regole
Qui sta il punto più delicato perché non tutti entrano in questo nuovo schema.
Per chi è nella Gestione separata INPS il limite resta a 12 anni senza alcun cambiamento, mentre per i lavoratori autonomi il congedo resta legato al primo anno di vita del figlio oppure al primo anno dall’ingresso in famiglia.
Due sistemi che continuano a convivere e che creano differenze che nel quotidiano si fanno sentire.
Quanto si prende davvero
Anche sul piano economico non cambia molto, i primi 9 mesi sono pagati al 30% dello stipendio come già accadeva.
Gli altri mesi salvo particolari condizioni di reddito non sono coperti, anche se esiste una possibilità introdotta di recente che permette in alcuni casi di arrivare fino all’80% della retribuzione per una parte del periodo, non è automatico e non vale per tutto il congedo.
Come cambia nella pratica
Il cambiamento più concreto è nella gestione del tempo, sapere di poter usare il congedo anche quando i figli sono più grandi apre possibilità diverse soprattutto per chi ha esigenze familiari che non si fermano ai primi anni.
Ma resta una misura che non è uguale per tutti, chi ha un contratto stabile ha più margine mentre chi lavora con altre forme contrattuali continua ad avere limiti più stretti e questo porta spesso a scelte obbligate.
Domande solo online e qualche nodo operativo
Dal punto di vista pratico la domanda si presenta solo online tramite il portale INPS, le procedure sono state aggiornate proprio per gestire le nuove regole.
C’è stato anche un periodo iniziale in cui non era possibile fare richiesta ma l’INPS ha chiarito che si può recuperare anche dopo senza perdere il diritto, non è un dettaglio perché basta un errore o un ritardo per complicare tutto.
Un sistema più flessibile, ma non uguale per tutti
Alla fine il quadro è questo, più tempo a disposizione per alcuni mentre per altri resta tutto come prima, il congedo parentale diventa più elastico ma continua a dipendere dal tipo di contratto ed è lì che si crea la differenza vera.
Perché nella vita quotidiana tra lavoro e famiglia quei due anni in più possono cambiare molto oppure non cambiare nulla se non rientri tra chi può usarli davvero.








