Fisco

Controlli sugli affitti brevi, il Fisco ora vede tutto

Controllo affitti brevi
Controllo affitti brevi - odcec.vicenza.it

Chi affitta una casa per qualche notte, magari pensando di restare fuori dai radar, da oggi deve cambiare prospettiva perché il sistema di controlli sugli affitti brevi non è più quello di qualche anno fa.

E’ diventato più veloce, più preciso e soprattutto più difficile da aggirare, e la differenza si sente subito, non si tratta più di verifiche occasionali, il passaggio è più netto, perché il controllo diventa continuo e, soprattutto, digitale.

Il nuovo meccanismo che incrocia tutto

La novità non sta solo nei controlli ma in come vengono fatti, non si parte più da una segnalazione o da un controllo casuale ma dai dati.

Le piattaforme online, le dichiarazioni dei redditi, i flussi dei pagamenti, tutto viene incrociato e se qualcosa non torna il sistema lo segnala subito.

È qui che entra in gioco il CIN, il Codice Identificativo Nazionale, una sigla che fino a poco tempo fa sembrava solo un passaggio burocratico in più e che oggi invece funziona come una vera impronta digitale dell’immobile, se manca non è solo una dimenticanza, diventa un segnale e quel segnale accende un controllo.

Il punto più delicato: quando l’attività cambia

Molti proprietari si considerano semplici privati che affittano ogni tanto ma il confine tra attività occasionale e attività vera e propria è più sottile di quanto sembri.

Affitti frequenti, più immobili, guadagni costanti e a quel punto cambia tutto, non è più solo una stanza affittata ogni tanto.

Il sistema lo vede e quando lo vede scattano verifiche più approfondite, il rischio è essere trattati come un’attività d’impresa senza esserlo formalmente, con conseguenze che arrivano dopo ma arrivano.

Le piattaforme non sono più neutrali

Un altro passaggio importante riguarda i grandi portali online che non sono più solo intermediari, oggi hanno un ruolo attivo, trattengono e versano imposte, comunicano dati e collaborano con il Fisco ed è proprio da lì che partono molti controlli.

Negli ultimi anni questo meccanismo ha già portato al recupero di cifre importanti e il trend non sembra rallentare, per chi affitta significa una cosa molto semplice, non esiste più l’illusione di essere invisibili online.

Controlli anche sul territorio

La parte digitale è solo metà del lavoro perché l’altra metà si vede fuori, nelle città, nei quartieri più turistici.

Sopralluoghi, verifiche sugli immobili, controlli incrociati con le autorizzazioni e in alcuni casi sono stati scoperti interi palazzi trasformati in strutture ricettive senza autorizzazioni, spesso frammentati tra più intestazioni per sfuggire ai controlli.

Non sono casi isolati e proprio per questo i controlli stanno diventando più frequenti, soprattutto dove il turismo è più intenso.

Non riguarda solo chi evade

C’è un aspetto che spesso passa in secondo piano perché questo sistema non serve solo a trovare chi non paga le tasse, serve anche a intercettare situazioni rischiose per chi viaggia, case inesistenti, annunci falsi, acconti incassati e spariti nel nulla.

Anche qui i controlli si muovono sugli stessi dati, movimenti, transazioni, conti esteri che raccontano più di quanto si pensi.

Cosa cambia davvero per chi affitta

La sensazione è che il margine di errore si sia ridotto, non solo per chi prova a eludere ma anche per chi si muove in buona fede senza conoscere bene le regole.

Un codice mancante, una comunicazione saltata, un’attività che cresce senza essere aggiornata dal punto di vista fiscale e basta poco per finire sotto controllo, ed è forse questo il cambiamento più evidente, non tanto l’intensità dei controlli ma il fatto che arrivano senza preavviso, partono dai numeri e quei numeri raccontano tutto.

Il mercato degli affitti brevi continua a crescere ma cresce anche l’attenzione intorno e il punto adesso non è più se si verrà controllati, ma quando.

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