Vicenza resta tra i motori dell’export italiano, ma il 2025 racconta una crescita meno lineare di quanto sembri guardando i dati nazionali. Dietro i numeri positivi del commercio estero italiano si nasconde infatti una realtà più sfumata per il territorio berico.
L’Italia nel complesso continua a spingere, ma lo fa grazie a settori molto specifici. Vicenza, invece, segue una traiettoria diversa, legata a filiere produttive più tradizionali e oggi messe sotto pressione da cambiamenti globali.
Vicenza resta tra i primi esportatori ma rallenta
Nel 2025 la provincia di Vicenza si conferma
quarto polo esportatore italiano, con un valore complessivo di
22,6 miliardi di euro. Un dato rilevante che però segna una lieve flessione rispetto all’anno precedente (-0,3%).
A livello nazionale, l’export ha raggiunto i
643 miliardi di euro, con una crescita del 3,3%. Questo scarto tra Italia e Vicenza non è casuale, ma riflette una differenza strutturale. La crescita italiana è stata trainata soprattutto dal comparto
chimico-farmaceutico, meno presente nel tessuto produttivo vicentino.
Secondo analisi di
Unioncamere Veneto e
Confindustria Vicenza, il territorio berico resta fortemente legato al manifatturiero, con settori come metallurgia e lavorazioni industriali che stanno vivendo una fase più complessa.
I mercati esteri tra opportunità e incertezze
Tra le aree in crescita emerge il
Medio Oriente, che registra un aumento dell’11% arrivando a 1,2 miliardi di euro. Si tratta di un segnale positivo, anche se questo mercato rappresenta ancora una quota limitata dell’export vicentino.
Il dato va letto con cautela. Le tensioni geopolitiche nell’area rischiano di incidere sulla stabilità degli scambi, rendendo meno prevedibili i flussi commerciali nei prossimi mesi.
Diverso il discorso per gli
Stati Uniti, che restano un mercato centrale per l’Italia con circa 70 miliardi di export complessivo. Qui Vicenza ha registrato una contrazione, in controtendenza rispetto al dato nazionale, influenzata anche dalle politiche commerciali americane e dalle variazioni nei dazi.
I settori che tengono e quelli che soffrono
All’interno di questo scenario, alcuni comparti continuano a mostrare una buona tenuta. La
gioielleria si conferma il punto di forza dell’export vicentino verso gli Stati Uniti, con
2,6 miliardi di euro e una crescita del 6,4%.
Un risultato che, secondo i dati delle
Camere di Commercio, è legato all’elevato valore aggiunto del prodotto e alla capacità di assorbire i costi legati ai dazi. Anche l’aumento del prezzo dell’oro ha contribuito a sostenere il valore complessivo delle esportazioni.
Più difficile la situazione per altri comparti. I
semilavorati in acciaio registrano un calo significativo (-14,1%), mentre il
settore del cuoio lavorato perde il 5,1%. Si tratta di filiere legate anche all’andamento dell’automotive e della domanda industriale globale, oggi meno dinamica rispetto agli anni precedenti.
Un equilibrio sempre più delicato per le imprese
Per le imprese del territorio, questo scenario si traduce in una gestione sempre più complessa. Non basta esportare, serve scegliere i mercati giusti, adattarsi ai cambiamenti e mantenere margini sostenibili.
Vicenza resta un punto di riferimento per l’export italiano, ma il contesto internazionale sta cambiando rapidamente. Tra instabilità geopolitica, trasformazioni industriali e nuove dinamiche di mercato, il 2025 sembra più una fase di transizione che di crescita lineare.