Economia

H-FARM, l’ecosistema che unisce formazione, start up e impresa nel cuore del Veneto

Vista aerea del campus H-FARM vicino Venezia, ecosistema di innovazione tra formazione e start up
H-FARM campus Venezia innovazione e formazione digitale @instagram - odcec.vicenza.it

Non è solo un campus, e nemmeno solo un incubatore. H-FARM è diventata negli anni un ecosistema dove tecnologia e talento umano convivono, si contaminano e prendono forma in qualcosa di concreto.

Tutto nasce da un’intuizione precisa, che oggi appare quasi inevitabile ma che nel 2002 era tutt’altro che scontata: mettere l’essere umano al centro della trasformazione digitale.

Da allora, quel disegno iniziale si è trasformato in una realtà che si estende per 51 ettari, di fronte alla Laguna di Venezia, e che oggi integra start up, formazione, sport e ricerca applicata in un unico spazio.

Un’idea nata prima del tempo

Riccardo Donadon ricorda ancora con lucidità il momento in cui tutto è iniziato. Era il 2002, poco dopo la cessione di E-TREE. Durante una videocall, su un foglio compare la parola “FARM”. Poi qualcosa cambia: la “E” viene cancellata e sostituita con una “H”.

Non è un dettaglio grafico, è un cambio di paradigma. Finisce l’era dell’“e-qualcosa”, tipica dei primi anni dell’economia digitale, e nasce un approccio diverso: Human-first. La tecnologia non è più il centro, ma uno strumento per generare impatto sulle persone.

L’idea era semplice solo in apparenza: creare un luogo dove imprese, start up e formazione potessero incontrarsi, dialogare e crescere insieme, in una dinamica continua.

Da incubatore a ecosistema

Fondata ufficialmente nel 2005, H-FARM ha accompagnato nel tempo oltre 150 start up, contribuendo alla nascita di realtà di rilievo internazionale come Depop e Soldo.

Ma il punto di svolta arriva nel 2016, quando il progetto si amplia e integra in modo strutturato la formazione. Oggi il campus ospita un’università, una Business School, una scuola di arti digitali, una Sports Academy e un sistema di scuole internazionali.

Non si tratta di attività parallele, ma di un modello integrato, dove chi studia, chi fa impresa e chi sviluppa tecnologia condivide lo stesso spazio e lo stesso tempo.

Il talento come infrastruttura

Uno degli aspetti più rilevanti del progetto è la capacità di attrarre talenti. Non solo italiani, ma anche internazionali.

Secondo Donadon, non è tanto una questione di selezione quanto di contesto. Creare un luogo dove le persone possano immaginare qualcosa di grande, senza sentirsi limitate, diventa il vero fattore distintivo.

La qualità della vita italiana, spesso sottovalutata, diventa un asset competitivo, soprattutto per chi arriva da ecosistemi come San Francisco o New York.

Il Veneto, in questo senso, rappresenta un terreno particolarmente fertile: tradizione imprenditoriale e apertura al cambiamento possono convivere, a patto di superare una certa resistenza culturale verso la velocità della trasformazione digitale.

Formazione e rischio sistemico

Nel racconto emerge anche una criticità chiara: il sistema educativo non sempre riesce a stare al passo.

Il rischio è quello di preparare giovani per professioni destinate a scomparire nel giro di pochi anni. In un contesto demografico già fragile, questo diventa un problema strutturale.

La formazione, oggi, non è più un tema accessorio ma una responsabilità diretta, sia per le istituzioni che per le imprese.

Trattenere i talenti significa riconoscerne il valore, investire su di loro e creare le condizioni perché possano esprimersi. Senza questo passaggio, il rischio di perdita è inevitabile.

Il valore dell’esperienza imprenditoriale

Nel percorso di Donadon, l’influenza di altri imprenditori ha avuto un ruolo decisivo. Tra questi, il fondatore di Permasteelisa, capace di portare un’azienda italiana a dominare mercati globali come Hong Kong e Singapore.

Il consiglio ricevuto in un momento chiave, quello di vendere E-TREE, si è rivelato determinante.

“Sei tu che hai il valore”: una frase che sintetizza una visione imprenditoriale orientata alla capacità di ricostruire, evolvere e alzare continuamente l’asticella.

Perché H-FARM rappresenta un modello osservato anche dalle imprese

Guardando al modello H-FARM con uno sguardo più ampio, emerge un elemento che va oltre il racconto imprenditoriale.

Il valore non sta solo nelle start up incubate o nei percorsi formativi attivati, ma nella capacità di costruire un sistema dove le competenze circolano e si rafforzano nel tempo.

Per le imprese, questo significa avere accesso a un ambiente dove innovazione e formazione non sono separate, ma parte dello stesso processo.

È un modello che risponde a una domanda sempre più concreta: come integrare sviluppo tecnologico e crescita delle persone senza creare fratture?

In questo senso, H-FARM diventa un laboratorio osservato non solo da chi fa innovazione, ma anche da chi deve gestire trasformazioni aziendali complesse.

Una visione che guarda oltre il presente

Nel futuro immaginato da Donadon, H-FARM potrebbe evolversi in qualcosa di ancora più ampio, una sorta di “Disney dell’innovazione”.

Non nel senso spettacolare del termine, ma come ecosistema capace di ospitare comunità diverse, unite da una visione comune.

Start up, formazione e trasformazione digitale rappresentano solo il punto di partenza per un progetto che mira a generare impatto duraturo sul territorio e sulle nuove generazioni.

Venezia, con la sua storia di contaminazione culturale e commerciale, diventa lo sfondo naturale di questa evoluzione.

Un luogo dove, da sempre, l’incontro tra elementi diversi ha prodotto innovazione. E dove, ancora oggi, sembra possibile immaginare qualcosa che va oltre il presente.

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