La pratica di pagare gli stipendi in contante, ormai obsoleta, è diventata più che una prassi rischiosa e porta a pesanti sanzioni amministrative.
A fare chiarezza su questo punto fondamentale è la sentenza 6633/2026 della Corte di Cassazione, che affronta un tema di grande rilevanza per le imprese e i lavoratori: che cosa succede quando la retribuzione non viene pagata tramite modalità tracciabili?
La vicenda giudiziaria che ha portato alla sentenza riguarda un’azienda che si era opposta a una sanzione inflitta dall’Ispettorato del Lavoro. La sanzione era stata emessa a seguito di un verbale della Guardia di Finanza che accertava il pagamento in contante della retribuzione di una dipendente, nonostante la legge stabilisse l’obbligo di tracciabilità dei pagamenti. Nonostante l’opposizione della società, la Corte d’Appello aveva confermato la multa, e il ricorso in Cassazione non ha modificato l’esito della vicenda.
La tracciabilità dei pagamenti è un obbligo
Il principio che regola il pagamento tracciabile delle retribuzioni è stato introdotto nella Legge di Bilancio del 2018. Da quel momento, i pagamenti nei confronti dei dipendenti devono avvenire tramite strumenti tracciabili come bonifici, assegni o metodi elettronici. Non si tratta solo di un requisito formale: la tracciabilità è stata inserita per combattere il lavoro nero e l’evasione fiscale e contributiva, garantendo maggiore trasparenza nel mercato del lavoro e la tutela dei diritti dei dipendenti.

Come si stabilisce la multa per chi paga in contanti – odcec.vicenza.it
In caso di violazione, la sanzione amministrativa per il datore di lavoro va da un minimo di 1.000 a un massimo di 5.000 euro. Tuttavia, una peculiarità importante riguarda l’impossibilità di “sanare” la violazione: la legge 689/1981 stabilisce che la multa applicata è ridotta a un terzo del massimo previsto, quindi 1.666,67 euro. La sanzione viene applicata per ogni mese in cui si verifica il pagamento irregolare, senza tener conto del numero di dipendenti coinvolti. Ad esempio, se un datore di lavoro paga in contante per tre mesi anche otto dipendenti, la sanzione totale sarà di 6.666,68 euro.
Niente cumulo giuridico ma pagamento per ogni violazione
Un aspetto rilevante chiarito dalla Corte di Cassazione riguarda l’assenza di cumulo giuridico nelle sanzioni. Se un datore di lavoro commette più violazioni (ad esempio, paga più volte in contante), non si applica una sanzione unica aumentata. Ogni pagamento in contante è considerato una violazione separata e indipendente, il che significa che ogni pagamento non tracciato porta a una nuova sanzione. Questo principio rende evidente come la situazione possa rapidamente peggiorare per il datore di lavoro che ripete il comportamento.
La Cassazione ha stabilito che la modalità di pagamento della retribuzione è una parte integrante del corretto adempimento del contratto di lavoro. Pertanto, anche se l’importo della retribuzione è giusto e conforme al contratto collettivo nazionale di riferimento, il pagamento in contante è considerato giuridicamente irregolare. Non è solo una violazione amministrativa, ma una questione che incide sulla legittimità del rapporto di lavoro.
Che cosa cambia per datori di lavoro e dipendenti
La sentenza 6633/2026 stabilisce chiaramente che la tracciabilità delle retribuzioni è un principio irrinunciabile per garantire la legalità nel lavoro. Non si tratta solo di una formalità: ogni pagamento non conforme è una violazione autonoma, con conseguenze economiche dirette. I datori di lavoro sono quindi chiamati ad adottare strumenti di pagamento tracciabili per evitare sanzioni severe. È fondamentale che le aziende verifichino le proprie procedure interne per assicurarsi che i pagamenti vengano effettuati correttamente. La sentenza, infine, invia un chiaro messaggio di trasparenza nei rapporti di lavoro, scoraggiando pratiche elusorie come i pagamenti frazionati in contante.
Con l’obiettivo di proteggere i diritti dei lavoratori e di prevenire comportamenti evasivi, la Cassazione ha sottolineato come il “come” viene pagato lo stipendio sia importante quanto l’ammontare stesso della retribuzione. Ignorare questo aspetto non è più un’opzione per le imprese.








