Negli ultimi trimestri del 2025, si è registrato un aumento significativo delle visite fiscali domiciliari per i lavoratori in malattia.
Un fenomeno che non può essere attribuito a una modifica legislativa, ma a un intensificarsi nell’applicazione delle regole esistenti, portando a una crescita del numero di controlli. Sebbene non siano state introdotte nuove normative in materia, i dati ufficiali mostrano un notevole incremento delle visite fiscali, che hanno superato quota 400.000 nell’ultima metà dell’anno, con un aumento evidente rispetto al 2024.
Questa tendenza non riflette una riforma normativa, ma piuttosto un cambiamento nell’approccio applicato dall’INPS e dai datori di lavoro. Sebbene la legislazione sia rimasta invariata, è cambiato l’uso degli strumenti a disposizione per il controllo delle assenze per malattia. Si tratta di una maggiore attenzione e una sistematicità nell’effettuare le visite fiscali, con l’obiettivo di contrastare fenomeni di assenteismo ingiustificato. Tale azione appare tanto più necessaria in un contesto economico e aziendale in cui le assenze per malattia pesano significativamente sui bilanci aziendali e sulla spesa pubblica.
Le visite fiscali: cosa sono e come funzionano
In Italia, quando un lavoratore si assenta per malattia, il medico curante invia un certificato all’INPS con la diagnosi e l’indirizzo di reperibilità. Il lavoratore ha l’obbligo di restare a casa e rendersi disponibile per un accertamento medico domiciliare nelle fasce orarie stabilite dalla legge. Attualmente, le fasce di reperibilità sono comprese tra le 10:00 e le 12:00, e tra le 17:00 e le 19:00, e valgono per tutti i giorni della settimana, festivi inclusi.
Questo aspetto è fondamentale, poiché l’obbligo di reperibilità non viene meno durante i fine settimana o nei giorni festivi. Il lavoratore, quindi, deve essere presente al proprio domicilio durante i periodi stabiliti, a meno che non ricorrano esoneri specifici, come ad esempio ricoveri ospedalieri, che devono essere giustificati tempestivamente.

Le conseguenze dell’assenza ingiustificata alla visita fiscale(www.odcec.vicenza.it)
Un aspetto delicato delle visite fiscali è il rischio che corre il lavoratore in caso di assenza ingiustificata. Se il medico non trova il dipendente a casa durante il controllo, e non ci sono giustificazioni valide documentate, scattano penalità economiche. Alla prima assenza ingiustificata, il lavoratore rischia di perdere l’indennità per un determinato periodo. Se il comportamento si ripete, la decurtazione economica potrebbe estendersi fino a comportare la perdita totale dell’indennità per l’intero periodo di malattia.
Le ripercussioni non si limitano solo agli aspetti previdenziali. L’assenza ingiustificata alla visita fiscale può essere considerata una violazione del contratto di lavoro, dando il via a possibili sanzioni disciplinari da parte del datore di lavoro. In caso di recidiva o di dubbi sulla genuinità della malattia, le sanzioni potrebbero arrivare fino al licenziamento.
Nonostante l’aumento delle visite fiscali, i lavoratori continuano a mantenere il diritto alla tutela in caso di malattia. E’ essenziale che siano consapevoli che l’obbligo di reperibilità è parte integrante del loro diritto alla malattia. Questo non deve essere considerato un onere secondario, ma un adempimento fondamentale che assicura l’equilibrio tra la protezione della salute e il rispetto delle regole del rapporto di lavoro.








