Lavoro

Investcloud chiude a Marghera, la Regione Veneto valuta cessione o ridimensionamento per salvare i posti

lavoratori preoccupati durante riunione aziendale per chiusura sede Investcloud a Marghera Venezia
lavoratori preoccupati durante riunione aziendale per chiusura sede Investcloud a Marghera Venezia ( foto rappresentativa) - odcec.vicenza.it

Non è una crisi aziendale, ma una scelta strategica globale. È questo il punto che emerge con maggiore chiarezza dalla vicenda Investcloud, l’azienda con sede a Marghera che ha annunciato la chiusura della sua unica sede italiana, mettendo a rischio 37 posti di lavoro.

Una decisione che non nasce da difficoltà economiche o cali di mercato, ma da una precisa volontà del gruppo americano di riposizionarsi nei principali hub finanziari internazionali.

Il risultato, però, è immediato e concreto: lavoratori altamente specializzati che rischiano di restare senza occupazione e un territorio che perde un presidio tecnologico importante.

Una chiusura che non nasce da una crisi

Durante il tavolo convocato in Regione Veneto, coordinato dall’assessore allo sviluppo economico Massimo Bitonci, è emerso un elemento centrale: la chiusura non è legata a problemi interni dell’azienda, ma a una riorganizzazione strategica su scala internazionale.

L’obiettivo del gruppo Investcloud è quello di concentrare le proprie attività nei grandi centri globali della finanza, dove si sviluppano i prodotti più richiesti dal mercato. Una scelta che, di fatto, ridisegna la geografia aziendale e sposta competenze e investimenti lontano dall’Italia.

È proprio questo aspetto a rendere la vicenda ancora più delicata, perché non mette in discussione il valore dei lavoratori coinvolti, ma il posizionamento del territorio nel contesto economico globale.

Il tentativo della Regione di evitare la chiusura

Di fronte a uno scenario già delineato, la Regione Veneto ha deciso di intervenire cercando soluzioni alternative. Sul tavolo non c’è solo il tentativo di bloccare la chiusura, ma di ridurre l’impatto occupazionale e salvaguardare le competenze presenti.

Tra le ipotesi avanzate emerge quella di un ridimensionamento dell’organico, che permetterebbe di mantenere almeno una parte delle attività sul territorio. Ma non è l’unica strada.

È stata infatti proposta anche la possibilità di una cessione del ramo d’azienda a un altro soggetto industriale, oppure la creazione di un’operazione di management buyout o workers buyout, che consentirebbe agli stessi lavoratori di rilevare e gestire l’attività.

L’azienda, dal canto suo, ha dichiarato apertura a valutare queste opzioni, senza però assumere impegni concreti nell’immediato.

Il peso delle decisioni globali sui territori locali

La vicenda Investcloud evidenzia un tema sempre più ricorrente: le decisioni prese a livello globale hanno effetti diretti e spesso immediati sui territori locali.

La ricerca di maggiore competitività e prossimità ai centri di eccellenza internazionale porta molte aziende a concentrare risorse in pochi poli strategici, lasciando ai margini realtà che, pur competenti, non rientrano più nelle nuove logiche organizzative.

In questo caso, il territorio veneziano si trova a fare i conti con una perdita che non è solo occupazionale, ma anche di know-how e presenza tecnologica.

Il ruolo dei sindacati e la responsabilità sociale

Le organizzazioni sindacali presenti al tavolo hanno sottolineato la necessità di una soluzione che tenga conto non solo delle logiche di mercato, ma anche della responsabilità sociale dell’impresa.

La richiesta è quella di non disperdere competenze costruite nel tempo e di individuare percorsi alternativi alla chiusura totale. Un approccio condiviso anche da parte della Regione, che ha riconosciuto il valore dei lavoratori coinvolti.

Il rischio, in assenza di soluzioni concrete, è quello di assistere all’ennesimo caso in cui professionalità altamente qualificate vengono espulse dal sistema produttivo senza reali alternative immediate.

Il prossimo passaggio sarà decisivo

Il confronto tra le parti non si è concluso con il primo incontro. Un nuovo tavolo è già stato fissato per il 15 aprile, data che potrebbe rappresentare un punto di svolta per la vicenda.

Da quel confronto dipenderà la possibilità di trasformare le aperture dichiarate dall’azienda in soluzioni operative, capaci di evitare o almeno ridurre l’impatto della chiusura.

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