Lavoro

Lo smart working diventa obbligatorio, tocca adeguarsi: la decisione arriva dall’UE

La pressione arriva da Bruxelles, dove si stanno valutando misure rapide per contenere i consumi in uno scenario internazionale sempre più instabile.
La strategia europea: meno spostamenti, meno consumia(www.odcec.vicenza.it)

Il tema dell’energia è tornato con forza al centro delle decisioni politiche europee, e questa volta non si tratta solo di prezzi o bollette.

Le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti, Israele e Iran stanno riaccendendo il timore di una nuova crisi energetica, con possibili ripercussioni sulle forniture di petrolio. In questo contesto, le istituzioni europee stanno cercando soluzioni immediate, capaci di incidere nel breve periodo senza costi aggiuntivi per gli Stati. Tra queste, torna protagonista lo smart working, oggi indicato come uno degli strumenti più efficaci per ridurre la domanda di carburante.

La Commissione europea, seguendo le indicazioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha messo sul tavolo un piano articolato per abbassare i consumi. Tra le misure più rilevanti emerge la possibilità di incentivare il lavoro da remoto fino a tre giorni a settimana, una scelta che inciderebbe direttamente sugli spostamenti quotidiani.

L’obiettivo è chiaro: ridurre il consumo di petrolio, in particolare quello legato ai trasporti privati. Secondo le stime dell’Agenzia, il ricorso allo smart working potrebbe portare a un taglio dei consumi fino al 6% su scala nazionale, con effetti ancora più marcati per i singoli lavoratori.

Accanto al lavoro agile, il piano europeo include anche altre azioni: limiti di velocità più bassi, maggiore utilizzo del trasporto pubblico e riduzione dei viaggi non essenziali. Misure già viste in passato, ma che oggi tornano di attualità in un contesto molto più fragile.

I primi segnali: il caso Slovenia

Mentre a Bruxelles si lavora sulla prevenzione, in alcuni Paesi europei si iniziano già a vedere effetti concreti. La Slovenia ha introdotto limiti ai rifornimenti: fino a 50 litri al giorno per i privati e 200 litri per le aziende.

Una decisione che non nasce nel vuoto, ma da una situazione già sotto pressione, con distributori costretti a contingentare le vendite per far fronte all’aumento della domanda. È un segnale che preoccupa, perché mostra cosa potrebbe accadere altrove se la crisi dovesse intensificarsi.

In questo scenario, lo smart working viene letto non solo come una misura organizzativa, ma come uno strumento preventivo per evitare restrizioni più rigide.

Il quadro italiano appare però diverso rispetto alle indicazioni europee. Negli ultimi mesi si è assistito a una progressiva riduzione del lavoro agil

Italia in controtendenza: lo smart working arretra(www.odcec.vicenza.it)

Il quadro italiano appare però diverso rispetto alle indicazioni europee. Negli ultimi mesi si è assistito a una progressiva riduzione del lavoro agile, soprattutto nella pubblica amministrazione, dove molte realtà sono tornate alla presenza.

Anche nel settore privato si registra una tendenza simile: dopo il picco del periodo post-pandemico, sempre meno aziende mantengono modelli strutturati di smart working. La gestione resta affidata alla contrattazione tra datore di lavoro e dipendente, senza interventi normativi generalizzati.

Al momento, il governo guidato da Giorgia Meloni non ha dato segnali concreti di apertura verso un’estensione dello smart working su larga scala. La linea resta prudente, con l’idea di evitare obblighi o incentivi strutturali almeno nel breve periodo.

Cosa prevede oggi la legge

Nel 2026 lo smart working è una modalità ordinaria regolata dalla legge, ma non rappresenta un diritto automatico. La normativa di riferimento è la Legge 81/2017, che prevede l’applicazione del lavoro agile solo attraverso un accordo individuale tra azienda e lavoratore.

Esistono però alcune categorie che godono di una priorità nell’accesso, come i lavoratori con figli fino a 12 anni o coloro che assistono familiari con disabilità grave, in base al decreto legislativo 105/2022 e alla Legge 104/1992.

Per tutti gli altri, lo smart working resta una possibilità da negoziare, non una garanzia.

La direzione indicata dall’Europa è chiara: ridurre i consumi energetici subito, intervenendo sulle abitudini quotidiane. Il lavoro da remoto, in questo contesto, rappresenta una leva concreta e immediata.

Resta però da capire se e quando queste indicazioni diventeranno misure operative nei singoli Paesi. In Italia, almeno per ora, la scelta è quella di non intervenire direttamente.

Molto dipenderà dall’evoluzione della crisi energetica. Se la situazione dovesse peggiorare, con effetti tangibili su prezzi e disponibilità di carburante, anche le resistenze politiche potrebbero cadere.

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