Lavoro

Part time incentivato dal 2026-2027, lavori meno ma lo stipendio è da full time: come averlo

Part time incentivato dal 2026-2027, lavori meno ma lo stipendio è da full time
Lavori part time ma prendi lo stipendio da full time, ecco come - odcec.vicenza.it

Per decenni il passaggio dalla scrivania alla pensione è stato vissuto come un salto nel vuoto: un giorno si lavora a tempo pieno, il giorno dopo si chiude la porta dell’ufficio e si cambia completamente vita. Ora però il sistema previdenziale prova a introdurre una via di mezzo. Una sorta di atterraggio morbido verso la pensione.

La novità arriva dal nuovo disegno di legge dedicato alle piccole e medie imprese, approvato definitivamente dal Senato nei primi giorni di marzo. Tra le diverse misure inserite nel provvedimento spicca una formula destinata a far discutere: il part-time incentivato per i lavoratori vicini alla pensione.

In sostanza, chi si avvicina alla fine della carriera potrà ridurre l’orario di lavoro senza perdere contributi previdenziali. Tradotto in parole semplici: meno ore in ufficio o in azienda, ma senza compromettere l’importo dell’assegno futuro.

Lavorare meno senza penalizzazioni sulla pensione

La logica del provvedimento è piuttosto chiara. Negli ultimi anni della vita lavorativa molti dipendenti iniziano a sentire il peso di ritmi che non sono più quelli dei trent’anni. Allo stesso tempo uscire completamente dal lavoro non è sempre possibile, sia per motivi economici sia per i requisiti pensionistici ancora da maturare.

La nuova misura prova a riempire proprio questo spazio. I lavoratori che matureranno i requisiti per la pensione entro il 2027 potranno chiedere di trasformare il contratto in un part-time agevolato, riducendo l’orario di lavoro tra il 25% e il 50%.

Part time incentivato dal 2026-2027, lavori meno ma lo stipendio è da full time

I dettagli da conoscere – odcec.vicenza.it

La parte più interessante riguarda i contributi. Nonostante la riduzione delle ore lavorate, la posizione previdenziale continuerà a essere calcolata come se il lavoratore fosse ancora a tempo pieno.

Questo sarà possibile grazie a un esonero contributivo sulla quota di retribuzione percepita, fino a un massimo di 3.000 euro. In pratica lo Stato interviene per evitare che il passaggio al part-time si trasformi in una penalizzazione sulla pensione futura.

Per molti lavoratori si tratta di una soluzione che finora non esisteva: alleggerire progressivamente il carico di lavoro senza pagarlo, letteralmente, sulla pensione.

Chi può accedere al part-time incentivato

Come spesso accade nelle riforme del lavoro, non si tratta però di una misura universale. Il provvedimento stabilisce criteri piuttosto precisi.

Potranno richiedere il part-time incentivato solo i lavoratori che rispettano alcune condizioni: dipendenti del settore privato con contratto a tempo pieno e indeterminato, impiegati in aziende con meno di 50 dipendenti e prossimi alla maturazione dei requisiti pensionistici entro il 2027.

Inoltre la misura ha carattere sperimentale. Sarà applicata esclusivamente nel biennio 2026-2027, con l’obiettivo di valutare gli effetti sul mercato del lavoro prima di una possibile estensione.

Il vero obiettivo: il ricambio generazionale

Dietro il part-time incentivato non c’è solo una questione previdenziale. Il cuore della riforma riguarda anche l’occupazione giovanile.

Ogni volta che un lavoratore aderisce al nuovo schema di riduzione dell’orario, l’azienda sarà obbligata ad assumere un giovane under 35 con contratto a tempo indeterminato.

Se questa condizione non viene rispettata, l’impresa perde automaticamente il diritto all’agevolazione.

L’idea è quella di creare un passaggio di testimone tra generazioni: chi si avvicina alla pensione rallenta, mentre chi entra nel mercato del lavoro trova un varco stabile.

Una misura interessante ma con numeri limitati

Il meccanismo, sulla carta, appare piuttosto promettente. Tuttavia c’è un limite che gli esperti hanno subito evidenziato: le risorse disponibili.

I fondi stanziati consentirebbero di applicare il part-time incentivato a circa mille lavoratori, una platea piuttosto ridotta rispetto al numero complessivo di dipendenti che si trovano negli ultimi anni di carriera.

Le altre novità del ddl PMI

Il provvedimento non riguarda soltanto il capitolo pensioni. Il testo introduce anche altre misure economiche dedicate alle imprese.

Tra le più discusse c’è la stretta sulle false recensioni online nel turismo e nella ristorazione. Le opinioni pubblicate sui portali saranno considerate valide solo se inserite entro 30 giorni dall’effettivo utilizzo del servizio.

Il disegno di legge prevede inoltre 100 milioni di euro per i mini contratti di sviluppo, destinati a sostenere il settore della moda nella transizione verso modelli produttivi più sostenibili.

Infine è prevista un’agevolazione fiscale per i pensionati che trasferiscono la residenza nei comuni con meno di 30.000 abitanti, con un’imposta sostitutiva Irpef del 7% per dieci anni.

Change privacy settings
×