Lavoro

Pensioni, il sistema contributivo sarà la regola per tutti: cosa cambia davvero per chi vuole andare in pensione prima

Pensioni INPS
Pensioni, facciamo chiarezza sulle riforme (odcec.vicenza.it)

Nel dibattito sulla riforma delle pensioni sta emergendo una direzione sempre più chiara: il sistema contributivo diventerà progressivamente la regola per tutti. Non è una novità assoluta per chi segue da vicino il tema previdenziale, ma le parole arrivate dall’INPS nelle ultime settimane hanno riportato la questione al centro della discussione.

Il punto è semplice: il sistema pensionistico italiano sta completando una trasformazione iniziata quasi trent’anni fa con la riforma Dini del 1995. Da allora l’assegno pensionistico non è più legato principalmente allo stipendio percepito negli ultimi anni di lavoro, ma ai contributi effettivamente versati durante tutta la carriera.

Questo passaggio non è ancora completato perché molti lavoratori hanno contributi maturati prima del 1996, quando il sistema era ancora basato sul metodo retributivo. Con il tempo, però, questa componente è destinata a scomparire, lasciando spazio a un sistema completamente contributivo.

Pensione anticipata: conta soprattutto quando hai iniziato a lavorare

Quando si parla di pensione anticipata si pensa spesso solo al numero di anni di contributi richiesti. In realtà esiste un dettaglio che cambia parecchio le regole: l’anno in cui una persona ha iniziato a versare contributi.

Il sistema previdenziale distingue infatti due grandi categorie di lavoratori. Da una parte ci sono quelli che hanno iniziato a lavorare prima del 1° gennaio 1996, dall’altra quelli che hanno iniziato dopo quella data.

La differenza non riguarda soltanto il modo in cui viene calcolata la pensione. Cambiano anche alcune condizioni per poter accedere alla pensione anticipata.

La regola generale prevede che si possa andare in pensione con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, indipendentemente dall’età anagrafica. Questo significa che chi ha iniziato a lavorare molto presto può smettere di lavorare anche parecchi anni prima dei 67 anni richiesti per la pensione di vecchiaia.

Ma dietro questa regola apparentemente uguale per tutti si nascondono alcune differenze tecniche non sempre conosciute.

Le regole per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996

I lavoratori che hanno contributi versati prima del 1996 rientrano nel cosiddetto sistema misto. In questi casi la pensione viene calcolata in parte con il metodo retributivo e in parte con il sistema contributivo.

Oltre al metodo di calcolo cambia anche il modo in cui vengono conteggiati i contributi necessari per la pensione anticipata.

Per queste persone non basta raggiungere il requisito complessivo di contribuzione. La normativa richiede infatti che almeno 35 anni siano costituiti da contributi effettivi, cioè maturati attraverso attività lavorativa reale.

Questo significa che non tutti i contributi hanno lo stesso valore. Alcuni periodi coperti da contribuzione figurativa – come disoccupazione, malattia o cassa integrazione – non possono superare un certo limite.

Nel caso del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, ad esempio, i contributi figurativi non possono superare complessivamente i sette anni.

Le regole per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996

La situazione è diversa per chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996 in poi. Questi lavoratori rientrano nel sistema contributivo puro.

In questo caso l’intera pensione viene calcolata esclusivamente sulla base dei contributi versati durante la carriera. Non esiste quindi alcuna componente retributiva legata agli stipendi percepiti negli ultimi anni di lavoro.

Dal punto di vista dei requisiti per la pensione anticipata c’è una differenza importante. Per i contributivi puri non esiste il limite dei 35 anni di contributi effettivi, il che significa che anche i contributi figurativi possono essere utilizzati per raggiungere il requisito contributivo.

Esistono però alcune regole specifiche da conoscere.

Una riguarda i contributi versati volontariamente. Per questa categoria di lavoratori, infatti, i versamenti volontari non vengono considerati utili per il diritto alla pensione anticipata.

Un’altra riguarda invece il lavoro svolto prima della maggiore età. La normativa prevede una valorizzazione particolare dei contributi maturati prima dei 18 anni.

In pratica ogni anno di contributi versato prima della maggiore età viene conteggiato con un coefficiente maggiore. Dodici mesi di lavoro da minorenne, ad esempio, vengono considerati come diciotto mesi ai fini del diritto alla pensione anticipata.

Requisiti destinati ad aumentare dal 2027

A complicare ulteriormente il quadro c’è un altro elemento: l’adeguamento automatico alla speranza di vita.

Questo meccanismo collega i requisiti pensionistici all’aspettativa di vita della popolazione. Quando la speranza di vita aumenta, aumentano anche gli anni di contributi necessari per andare in pensione.

Secondo le stime attuali, tra il 2027 e il 2028 potrebbe scattare un aumento di circa tre mesi. Questo significherebbe superare i 43 anni di contributi per gli uomini e i 42 anni per le donne nel caso della pensione anticipata.

È proprio questo scenario che rafforza l’idea di un sistema previdenziale sempre più basato sul metodo contributivo.

Nel lungo periodo, infatti, la distinzione tra lavoratori del vecchio sistema e nuovi contributivi è destinata a scomparire. Quando tutti i contributi saranno maturati nel nuovo regime, il sistema pensionistico italiano sarà completamente contributivo, senza più le differenze che oggi continuano a creare regole diverse tra una generazione di lavoratori e l’altra.

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