Una recente decisione della Corte d’Appello di Napoli ha chiarito un principio rilevante in materia di gestione condominiale: il compenso dell’amministratore non è automaticamente dovuto se l’attività svolta risulta gravemente carente. La sentenza n. 1662/2026 stabilisce che, in presenza di inadempimenti rilevanti e reiterati, il professionista può essere condannato alla restituzione delle somme percepite.
Il caso esaminato rappresenta un riferimento concreto per definire i limiti tra una gestione imperfetta, che non incide sul diritto al compenso, e una gestione che compromette la funzione stessa dell’incarico.
Il caso e le irregolarità contestate
La vicenda giudiziaria ha origine da un’azione promossa da un condominio nei confronti di due amministratori succedutisi nel tempo. Le contestazioni riguardavano una gestione caratterizzata da assenza di rendicontazione per più anni, contabilità incompleta e mancata riscossione delle quote condominiali.

Cosa fare quando si presenta questo problema in condominio (www.odcec.vicenza.it)
A queste criticità si aggiungevano ulteriori profili, tra cui il mancato pagamento di fornitori e obblighi fiscali, oltre a una gestione ritenuta inadeguata delle parti comuni. In un caso specifico, non risultava alcun intervento a fronte di una situazione di pericolo segnalata dall’autorità comunale, elemento che ha inciso sulla valutazione complessiva della condotta.
La Corte ha ricondotto il rapporto tra condominio e amministratore alla disciplina del contratto di mandato, regolato dagli articoli 1703 e seguenti del Codice Civile. In questo quadro, l’amministratore è tenuto a svolgere l’incarico con diligenza, rispondendo in caso di inadempimento.
Un aspetto centrale riguarda la distribuzione dell’onere della prova: il condominio deve dimostrare le irregolarità, mentre l’amministratore è chiamato a provare di aver adempiuto correttamente ai propri obblighi. Nel caso esaminato, la mancanza di documentazione adeguata ha impedito agli amministratori di dimostrare la correttezza della gestione.
I tre pilastri della gestione condominiale
La sentenza individua tre elementi fondamentali che definiscono una gestione conforme agli obblighi professionali. Il primo è la rendicontazione annuale, considerata un adempimento essenziale, la cui omissione per più esercizi rappresenta una violazione particolarmente grave.
Il secondo riguarda la riscossione delle quote condominiali. Anche prima della riforma del 2012, l’amministratore era tenuto ad attivarsi nei confronti dei morosi; oggi, con l’introduzione dell’articolo 1129 del Codice Civile, l’obbligo è stato rafforzato, imponendo azioni concrete entro termini precisi.
Il terzo elemento è la gestione delle situazioni urgenti, che richiede interventi tempestivi per tutelare le parti comuni. L’inerzia in presenza di obblighi imposti da autorità pubbliche è stata considerata un indice di inadeguatezza gestionale.
Restituzione del compenso e “prestazione inutile”: cosa significa
Il punto più significativo della pronuncia riguarda la qualificazione della prestazione dell’amministratore come “inutiliter data”, ossia sostanzialmente priva di utilità. In base a questa valutazione, la Corte ha disposto la restituzione dei compensi percepiti, pari a oltre 15mila euro per il primo amministratore e circa 8mila euro per il secondo.
La decisione si fonda sull’articolo 1455 del Codice Civile, che disciplina la risoluzione del contratto per inadempimento. Quando la prestazione non raggiunge il risultato minimo atteso, il compenso perde la sua giustificazione, configurando una risoluzione del rapporto con effetti restitutori.
La sentenza chiarisce che la revoca dell’amministratore non comporta automaticamente la restituzione dei compensi, ma che questa può essere richiesta quando si dimostra una pluralità di violazioni gravi e continuative. Per i condomini, si tratta di uno strumento che consente di agire anche a distanza di tempo, senza dover necessariamente quantificare un danno economico preciso.
Per i professionisti, il principio affermato rafforza l’idea che il compenso sia strettamente legato alla qualità e alla concretezza dell’attività svolta, e non alla sola titolarità dell’incarico. La gestione documentata e diligente diventa quindi un elemento decisivo, sia sul piano operativo sia in eventuali contenziosi.