Economia

Intelligenza artificiale negli studi professionali, opportunità e criticità da valutare

commercialista al lavoro con calcolatrice e documenti mentre utilizza strumenti di intelligenza artificiale
Utilizzo dell’intelligenza artificiale in uno studio commercialista - odcec.vicenza.it

L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più spesso anche negli studi professionali, ma il suo utilizzo concreto è molto diverso da come viene raccontato.

Non si tratta di sostituire il lavoro del commercialista, quanto piuttosto di capire dove può essere realmente utile senza compromettere qualità, responsabilità e gestione dei dati. Negli ultimi mesi, anche indicazioni provenienti da organismi come il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e l’attenzione crescente del Garante per la protezione dei dati personali hanno evidenziato come l’adozione di questi strumenti richieda un approccio consapevole e non improvvisato.

Per questo motivo, il punto non è se utilizzare l’intelligenza artificiale, ma come farlo in modo coerente con l’attività professionale.

Dove l’intelligenza artificiale può fare davvero la differenza

Le applicazioni più efficaci riguardano attività operative che assorbono tempo ma non rappresentano il valore principale dello studio. In molti casi, l’intelligenza artificiale viene utilizzata per riassumere documenti normativi, semplificare testi complessi o preparare bozze di comunicazioni che poi vengono riviste internamente, mantenendo il controllo sulla qualità finale.

Allo stesso modo, può supportare la gestione delle email e l’organizzazione di informazioni non strutturate, riducendo i tempi di lavorazione senza incidere sulla precisione del lavoro. Anche nelle analisi preliminari dei dati può offrire un primo livello di lettura utile per individuare elementi da approfondire, lasciando al professionista la fase decisionale.

Il suo contributo diventa quindi efficace quando viene utilizzata come supporto e non come sostituto, mantenendo sempre centrale il ruolo dello studio.

I rischi operativi che molti sottovalutano

Accanto ai vantaggi, emergono criticità che diventano rilevanti soprattutto quando l’utilizzo non è controllato. Il primo tema riguarda la protezione dei dati, perché l’inserimento di informazioni sensibili in strumenti non adeguatamente gestiti può esporre lo studio a rischi concreti, anche in relazione alla normativa vigente.

Le indicazioni del Garante per la protezione dei dati personali richiamano infatti l’attenzione sulla necessità di evitare un uso indiscriminato delle piattaforme, soprattutto in assenza di chiarezza sul trattamento delle informazioni inserite.

Un altro elemento riguarda l’affidabilità delle risposte. I contenuti generati possono apparire corretti ma contenere imprecisioni, in particolare su temi fiscali soggetti a continui aggiornamenti, rendendo indispensabile un controllo umano costante.

Resta poi il tema della responsabilità professionale, che non viene mai trasferita allo strumento. Ogni informazione utilizzata o condivisa resta sotto la responsabilità del professionista, indipendentemente dal processo con cui è stata prodotta.

Come utilizzare l’intelligenza artificiale senza creare criticità

Per integrare questi strumenti in modo efficace è necessario adottare un approccio selettivo, individuando le attività in cui possono portare valore senza incidere su quelle che richiedono interpretazione e competenza diretta.

Un primo passo consiste nell’utilizzarle per attività interne e non critiche, evitando di coinvolgere dati sensibili o informazioni strategiche dei clienti. In questo modo si possono ottenere benefici operativi mantenendo un adeguato livello di sicurezza.

Allo stesso tempo, diventa fondamentale introdurre un processo di controllo in cui ogni contenuto generato viene verificato, corretto e adattato prima di essere utilizzato, così da garantire affidabilità e coerenza con il lavoro dello studio.

Nel medio periodo, l’intelligenza artificiale potrà diventare parte integrante dell’organizzazione degli studi, ma solo se inserita con equilibrio e con un presidio costante da parte del professionista.

La differenza non è nello strumento, ma nella capacità di utilizzarlo in modo consapevole.

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