A Wolfsburg, dove ha sede il gruppo, Volkswagen si prepara a presentare già a luglio al consiglio di sorveglianza un nuovo piano di riduzione dei costi che, secondo quanto scrive la rivista tedesca Manager Magazin, potrebbe tradursi fino a 100mila posti di lavoro tagliati entro il 2030, con l’obiettivo di alleggerire la struttura del colosso dell’auto e recuperare 11 miliardi di euro di spese generali. Il progetto, sempre secondo la ricostruzione del settimanale economico, sarebbe stato illustrato dall’amministratore delegato Oliver Blume durante l’ultimo consiglio di gestione. Dal gruppo, per ora, nessuna presa di posizione: contattata dalla rivista, l’azienda non ha rilasciato commenti.
Volkswagen, il piano sui costi e i possibili 100mila esuberi
Il dato che più pesa, in questa fase, è proprio quello degli esuberi potenziali. Manager Magazin, citando fonti bene informate, parla infatti di una sforbiciata che potrebbe arrivare fino a 100mila dipendenti, una quota ampia se rapportata alla dimensione complessiva del gruppo, che secondo la stessa rivista conta oggi 657mila lavoratori. Non c’è ancora un documento pubblico, né dettagli ufficiali sulle modalità con cui l’intervento verrebbe attuato; eppure il segnale è chiaro, almeno sul piano industriale: Volkswagen starebbe preparando una nuova fase di contenimento, più profonda di quanto emerso finora. In quel momento, dentro il gruppo, il tema non sarebbe solo quello della produzione o delle vendite, ma della tenuta complessiva dei conti, voce per voce.
Gli impianti tedeschi a rischio chiusura
Nel perimetro del piano, sempre in base alla ricostruzione della rivista tedesca, ci sarebbe anche la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Tre fanno capo direttamente al marchio Volkswagen — Hannover, Zwickau ed Emden — mentre il quarto sarebbe l’impianto Audi di Neckarsulm. Sono siti che, per storia e peso occupazionale, non passano inosservati: Zwickau, per esempio, è stata al centro della strategia elettrica del gruppo negli ultimi anni, mentre Neckarsulm resta uno snodo rilevante per il marchio dei Quattro Anelli. Solo allora si capirà se si tratti di una chiusura integrale, di una riconversione o di una riduzione delle attività. Su questo punto, al momento, non ci sono conferme ufficiali da parte dell’azienda.
L’obiettivo di 11 miliardi entro il 2030
Il cuore dell’operazione sarebbe il taglio di 11 miliardi di euro di costi generali entro il 2030. Una cifra che dà la misura della pressione interna al gruppo e del tipo di revisione che il management starebbe valutando. Non si parla, almeno per ora, di un intervento circoscritto, ma di una manovra strutturale che toccherebbe personale, impianti e organizzazione. Oliver Blume, che guida il gruppo, avrebbe presentato questo schema all’ultimo consiglio di gestione, passaggio che precede ora il confronto con il consiglio di sorveglianza previsto per luglio. È lì, verosimilmente, che si misurerà il vero margine di manovra del piano: nei grandi gruppi tedeschi, soprattutto in un’azienda come Volkswagen, la discussione con gli organismi interni e con la rappresentanza dei lavoratori conta quasi quanto la proposta del vertice.
Silenzio del gruppo e attesa per luglio
Per adesso, il punto più solido resta la fonte giornalistica. Volkswagen, contattata da Manager Magazin, non ha voluto commentare, e questa scelta — prudente, forse obbligata — lascia aperti molti interrogativi. Manca una conferma ufficiale sul numero dei posti di lavoro a rischio, mancano dettagli sui tempi, manca soprattutto una spiegazione pubblica sulle ragioni operative che avrebbero spinto il gruppo a valutare la chiusura di quattro siti in patria. Secondo le informazioni circolate fin qui, il passaggio decisivo arriverà nel prossimo mese, quando il piano sarà sottoposto al consiglio di sorveglianza. Da lì in avanti si capirà se l’ipotesi resterà una bozza interna o se diventerà la base di una ristrutturazione destinata a incidere, e non poco, sul profilo industriale e occupazionale di uno dei maggiori costruttori europei.








