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Clausola arbitrale e recupero crediti: cosa sapere davvero

Documento legale con clausola arbitrale e strumenti per il recupero crediti su scrivania con martelletto e calcolatrice
Contratto con clausola arbitrale e strumenti tipici utilizzati nelle procedure di recupero crediti - odcec.vicenza.it

Il 20 aprile 2026, in un approfondimento pubblicato da Diritto Bancario, gli avvocati Francesco Concio ed Elisa Confalonieri di La Scala Società tra Avvocati hanno passato in rassegna gli effetti della clausola arbitrale nel recupero crediti.

Il punto è chiaro e riguarda da vicino imprese, professionisti e uffici legali: capire se l’arbitrato aiuti davvero a incassare prima o se, alla prova dei fatti, finisca invece per allungare i tempi. Una questione tutt’altro che secondaria nei contratti commerciali, dove un mancato pagamento può pesare subito sulla liquidità dell’azienda e sulle decisioni che vengono dopo.

Recupero crediti, il primo ostacolo può essere scritto nel contratto

L’analisi parte da un aspetto molto concreto: chi lavora sui crediti insoluti sa bene che il primo controllo non riguarda solo il debitore, ma anche il contratto. Spesso il nodo è tutto lì. Una clausola compromissoria inserita senza una valutazione attenta può trasformare una tutela pensata per essere rapida in un percorso più tortuoso del previsto.

In teoria, l’arbitrato nasce per offrire un’alternativa al giudice ordinario: più flessibile e, in certi casi, anche più adatta dal punto di vista tecnico. Ma nel recupero del credito, osservano gli autori, questi vantaggi non si traducono sempre in un beneficio immediato. Anzi, a volte succede l’opposto.

Arbitrato e tempi, perché il recupero può rallentare

Il primo nodo è quello dei tempi. In un mercato in cui il valore di un credito può ridursi mese dopo mese, soprattutto nel settore degli Npl, per il creditore conta una cosa sola: muoversi in fretta e ottenere un titolo che permetta di arrivare all’esecuzione senza altri passaggi.

Ed è proprio qui, secondo l’approfondimento, che emerge una delle criticità più frequenti. La presenza della clausola arbitrale può rendere meno lineare l’uso degli strumenti monitori. Tradotto: il creditore può anche chiedere un decreto ingiuntivo, ma se il debitore fa opposizione e richiama la competenza arbitrale, la causa può finire davanti agli arbitri, con il risultato che il decreto viene meno.

Decreto ingiuntivo, opposizione e arbitrato: l’orientamento dei giudici

Sul punto, il quadro richiamato da Concio e Confalonieri è piuttosto netto. La Cassazione e diversi tribunali hanno ribadito che affidare la controversia agli arbitri equivale, sul piano privatistico, a rinunciare alla giurisdizione statale. In sostanza, è un patto che deroga alla competenza del giudice ordinario.

Questo però non significa che il giudice non possa emettere un decreto ingiuntivo in presenza di una clausola compromissoria. Il problema arriva dopo. Se l’ingiunto propone opposizione e richiama in modo valido l’arbitrato, il giudice ordinario deve dichiarare la competenza dell’arbitro e revocare il decreto. Un passaggio tecnico, certo. Ma con effetti molto concreti per chi aspetta di essere pagato.

Costi, esecuzione e misure cautelari: i problemi pratici

Non c’è soltanto il fattore tempo. Gli autori richiamano anche il tema dei costi: compensi degli arbitri e spese amministrative possono incidere parecchio, soprattutto se il credito non è elevato. In questi casi, la scelta arbitrale rischia di diventare poco conveniente fin dall’inizio.

Poi c’è il capitolo esecuzione. Il lodo arbitrale, pur essendo vincolante tra le parti, ha bisogno dell’exequatur per poter essere eseguito forzatamente. E questo vuol dire un passaggio in più. Non sempre è un dettaglio. Nella fase in cui il creditore prova a recuperare davvero quanto gli spetta, anche poche settimane possono pesare.

Altro punto delicato: le misure cautelari. In diversi ordinamenti, e in parte anche nella prassi, gli arbitri non hanno gli stessi poteri del giudice statale quando c’è da intervenire con urgenza sul patrimonio del debitore. Un limite che conta eccome, soprattutto se c’è il rischio che i beni vengano dispersi.

Una clausola scritta male può riportare tutto davanti al tribunale

C’è infine una questione che teorica non è affatto: come viene scritta la clausola arbitrale. Se è ambigua, incompleta o poco chiara, può aprire un contenzioso preliminare proprio sulla competenza. Con un paradosso evidente: si finisce comunque davanti al giudice per stabilire chi debba decidere.

La giurisprudenza, ricordano i due professionisti, tende a leggere la clausola nel modo più fedele possibile al suo testo. Ecco perché ogni parola pesa. Anche un termine all’apparenza semplice come “oppure” può cambiare gli equilibri.

Foro esclusivo e arbitrato, quando la scelta resta aperta

Il caso più delicato è quello in cui il contratto preveda sia una clausola arbitrale sia una clausola di foro esclusivo. A prima vista sembra una contraddizione. E in parte lo è. Ma, secondo un’interpretazione accolta anche dalla Cassazione, le parti possono riconoscere a chi agisce una scelta alternativa: rivolgersi al giudice ordinario oppure agli arbitri.

In situazioni del genere, spiegano gli autori, il contratto va letto nel suo insieme. Se la disciplina dell’arbitrato è dettagliata e ben costruita, la deroga al foro ordinario può essere letta come residuale, quindi limitata alle controversie che per legge non possono essere affidate agli arbitri. Se invece il testo prevede con chiarezza una vera alternativa, allora il creditore può imboccare la strada che ritiene più utile.

La vera scelta si fa prima dell’insoluto

Alla fine, il punto è molto meno teorico di quanto possa sembrare. Nel recupero crediti non esiste una soluzione buona per tutti. La convenienza dell’arbitrato dipende dal tipo di rapporto, dall’importo, da come è scritto il contratto e dall’urgenza di ottenere un titolo davvero efficace.

Per questo l’indicazione che arriva dall’approfondimento è semplice ma decisiva: la valutazione sulla clausola compromissoria va fatta prima che si presenti l’inadempimento, non dopo. Solo così quella promessa di efficienza può diventare un vantaggio vero, e non l’ennesimo ostacolo sulla strada dell’incasso.

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