Nei piccoli borghi italiani, da Valpolicella alla Gallura passando per Santa Caterina dello Ionio, cresce tra il 2023 e il 2025 l’interesse dei viaggiatori che scelgono di soggiornare con Airbnb in comuni sotto i 5mila abitanti, dove spesso mancano alberghi e strutture tradizionali ma non il richiamo di paesaggi, storia e vita locale. A registrarlo sono i dati diffusi dalla piattaforma, che parlano di ricerche in aumento fino al +326% in alcune destinazioni: un segnale, dicono gli host, di un turismo che prova a rallentare, a uscire dai circuiti affollati e, qualche volta, a fermarsi davvero.
Borghi italiani, cresce la domanda di soggiorni fuori dalle mete affollate
L’interesse per i comuni sotto i 5mila abitanti non nasce per caso. Secondo Airbnb, negli ultimi due anni una quota crescente di utenti ha cercato esperienze in aree meno battute, luoghi dove il viaggio coincide anche con il contatto diretto con chi ci vive. Non solo mare o città d’arte, quindi. Borghi, campagne, colline, paesi interni. Eppure, proprio in questi territori, l’assenza di un’offerta ricettiva classica resta frequente: in diversi casi l’ospitalità diffusa degli host rappresenta la sola possibilità concreta per fermarsi una notte o una settimana.
Il dato del +326%, riferito ai picchi di crescita delle ricerche tra 2023 e 2025, fotografa una tendenza che si inserisce in un cambiamento più ampio. I viaggiatori chiedono silenzio, autenticità, case abitabili e non standardizzate. Chiedono anche indicazioni pratiche: dov’è il forno, quando apre il negozio, quale strada evitare se piove. Sono dettagli minimi, quasi domestici, ma fanno la differenza. E in paesi dove il turismo non è un’industria strutturata, quel passaggio — dall’alloggio al consiglio personale — diventa parte dell’esperienza.
Valpolicella, l’accoglienza di Mara Pasqualicchio tra vigneti e consigli su misura
In Valpolicella, area già nota per il vino ma ancora attraversata da un turismo fatto di soste brevi e piccoli spostamenti, Mara Pasqualicchio racconta un’accoglienza che va oltre la consegna delle chiavi. Gli ospiti, spiega, arrivano spesso cercando tranquillità ma anche un rapporto diretto con il territorio, “qualcosa di meno costruito”. Così le domande non riguardano soltanto la casa: chiedono dove comprare l’olio, quale cantina visitare senza prenotazioni impossibili, dove camminare la mattina presto. Solo allora, dice chi ospita, il borgo smette di essere uno sfondo e diventa un luogo vissuto.
Nel racconto di Pasqualicchio, l’effetto si vede anche sull’economia quotidiana. Un soggiorno in una zona decentrata porta movimento ai ristoranti locali, alle botteghe, ai produttori, ai servizi di prossimità. Non è un flusso continuo, né uniforme, ma ha un peso. “Molti arrivano per due giorni e poi restano di più”, ha confidato. È un turismo che si allunga per inerzia, verrebbe da dire, perché trova ritmo e spazio. E in territori abituati a vedere i visitatori passare veloci, non è poco.
Santa Caterina dello Ionio, in Calabria il turismo diffuso sostiene il paese
Più a sud, a Santa Caterina dello Ionio, in Calabria, Monica Guasti descrive una realtà ancora più netta: qui l’ospitalità privata, in diversi periodi dell’anno, colma un vuoto reale nell’offerta. Il paese guarda al mare ma conserva una dimensione raccolta, con servizi limitati e tempi lenti, quelli di un centro dove ci si conosce quasi tutti. Chi arriva, racconta, cerca proprio questo. “Non vogliono soltanto dormire, vogliono capire dove sono finiti”, ha spiegato, con una formula semplice che rende l’idea.
In queste condizioni, il soggiorno in Airbnb finisce per attivare una piccola filiera. Il bar della piazza, il minimarket, il lido, il laboratorio di prodotti tipici. Micro-economie, certo, ma visibili. Eppure non c’è retorica nelle parole degli host: restano i problemi di collegamenti, stagionalità, servizi pubblici ridotti. Non tutto funziona, anzi. Però il turismo diffuso, se regge su numeri compatibili con il territorio, può offrire una base. Una possibilità, almeno. Per alcuni paesi, oggi, è già molto.
Gallura, l’esperienza di Carlo Columbano e il valore dei soggiorni nei piccoli comuni
In Gallura, nel nord della Sardegna, Carlo Columbano osserva un’altra sfumatura del fenomeno. Accanto alle località costiere più conosciute, esiste un entroterra fatto di paesi minuti, stazzi, strade secondarie e tempi diversi. I viaggiatori che prenotano lì, spiega, spesso cercano una Sardegna meno esposta, più concreta: il mercato settimanale, la sagra di paese, la trattoria dove “si mangia tardi e senza fretta”. Dettagli, ancora una volta. Ma sono quelli che orientano le scelte.
Il punto, secondo gli host, è che i piccoli borghi non stanno semplicemente intercettando una moda. Stanno rispondendo a una domanda nuova, più attenta alla qualità del tempo che alla quantità di attrazioni. In assenza di grandi alberghi, l’ospitalità diffusa diventa una infrastruttura leggera, quasi invisibile, che permette al visitatore di arrivare e al territorio di farsi conoscere. I dati sulle ricerche, diffusi da Airbnb, indicano una direzione. Poi ci sono le storie concrete — una chiacchiera all’arrivo, un ristorante consigliato, una piazza piena alle otto di sera — e sono quelle, forse, a spiegare meglio perché tanti viaggiatori stiano guardando ai borghi italiani con occhi diversi.








