Per gli over 60 proprietari di casa in Italia, oggi, a più di dieci anni dall’avvio del prestito vitalizio ipotecario, le strade per ottenere liquidità dall’immobile restano poche, concentrate soprattutto tra prestito vitalizio, nuda proprietà e mutui di liquidità, in un contesto in cui l’invecchiamento della popolazione allarga i bisogni ma non l’offerta bancaria. Il punto, e non è secondario, è che una quota molto ampia di anziani possiede la casa in cui vive ma fatica comunque ad accedere a strumenti flessibili per coprire spese sanitarie, aiutare i figli o semplicemente difendere il tenore di vita.
Liquidità dall’immobile, il nodo degli over 60
Il tema della silver economy viene evocato spesso, quasi sempre quando si parla di demografia e consumi, eppure sul fronte del credito agli anziani il mercato continua a muoversi poco. Secondo un rapporto Istat pubblicato a febbraio, l’83,6% delle famiglie composte da soli anziani vive in case di proprietà: un dato che spiega perché la ricerca di risorse passi così spesso dalla valorizzazione del patrimonio immobiliare. Solo che la cosiddetta monetizzazione della casa rimane, nei fatti, limitata.
Il bisogno c’è, raccontano operatori e consulenti, e riguarda situazioni molto concrete: lavori di adattamento dell’abitazione, spese di assistenza, debiti accumulati, sostegno economico a figli e nipoti. Non sempre si tratta di emergenze; a volte, più semplicemente, di un equilibrio familiare che si rompe con l’aumento dei costi fissi. In quel momento la casa diventa l’unico asset disponibile, ma non sempre si trasforma in liquidità con facilità.
Prestito vitalizio ipotecario, come funziona e perché non decolla
A disciplinare il prestito vitalizio ipotecario è stata la legge 44 del 2 aprile 2015, pensata per i proprietari di immobili con almeno 60 anni. L’idea era chiara: permettere a chi possiede una casa di ottenere una somma dalla banca, lasciando l’immobile in garanzia, senza dover pagare una rata mensile. La durata del finanziamento coincide in genere con la vita del cliente; dopo la morte, gli eredi possono restituire il capitale con gli interessi oppure vendere l’immobile e, se il ricavato supera il debito, incassare la differenza.
Sulla carta, uno strumento adatto a una popolazione anziana con un patrimonio immobiliare diffuso. Nella pratica, però, il Pvi è rimasto un prodotto di nicchia. Claudio Pacella, amministratore delegato di 65Plus, ha spiegato che le erogazioni si sono ridotte a poche decine di milioni di euro, “a fronte di un’enorme esigenza di credito”, richiamando il confronto con altri Paesi europei, dove formule simili hanno avuto una diffusione più ampia. Eppure in Italia la domanda non sembra essersi trasformata in mercato.
Una sola banca attiva e un’offerta sempre più ristretta
Oggi, sul mercato italiano, Intesa Sanpaolo risulta essere l’unica banca a offrire ancora il prestito vitalizio ipotecario. Solo pochi anni fa gli istituti attivi erano tre; nel frattempo il perimetro si è ristretto. Dalla banca spiegano che lo strumento resta in catalogo in una logica di completezza dell’offerta e come supporto alla finanza familiare, ma riconoscono anche che si tratta ancora di un finanziamento marginale.
La stessa Intesa presenta il prodotto come un’alternativa alla cessione della nuda proprietà, utile – questa la linea dell’istituto – a preservare gli equilibri familiari e a consentire una scelta più consapevole anche da parte degli eredi. Il nodo, però, è un altro: la scarsa diffusione segnala che tra complessità, costi, prudenza delle banche e diffidenza delle famiglie, il mercato del credito senior non ha mai davvero preso slancio. Fronte potenziale ampio, offerta ridotta. Una distanza che resta.
Le alternative: nuda proprietà e mutui di liquidità
Per molti over 60, quindi, la via più battuta finisce per essere quella di strumenti non pensati in modo specifico per loro. La vendita della nuda proprietà continua a raccogliere interesse perché consente di ottenere subito denaro mantenendo il diritto di abitare l’immobile, ma comporta la rinuncia alla piena disponibilità del bene e spesso apre discussioni familiari delicate. I mutui di liquidità, invece, seguono logiche più tradizionali: possono essere accessibili, ma dipendono dal profilo reddituale, dall’età e dalle garanzie richieste.
Il risultato è un quadro in cui l’anziano proprietario di casa ha un patrimonio, ma non sempre uno strumento semplice per usarlo senza vendere. Da qui il paradosso italiano: tanta ricchezza immobiliare, poca liquidità disponibile. E mentre il Paese invecchia, con bisogni che diventano sempre più ordinari e meno episodici, il segmento resta quasi fermo. Secondo le informazioni disponibili, almeno per ora, il prestito vitalizio ipotecario non ha colmato quel vuoto che la legge del 2015 prometteva di affrontare.








