Nel 2025, dai dati delle dichiarazioni dei redditi relative all’anno d’imposta 2024 pubblicati dal Dipartimento delle Finanze, torna fuori una fotografia già nota ma ancora netta: l’Italia dei redditi viaggia a due velocità. La Lombardia è in cima alla classifica dei redditi medi dichiarati con 30.200 euro, il Trentino-Alto Adige segue con 28.553 euro, mentre la Calabria resta in fondo con 19.020 euro. È in questa distanza, più ancora che nei grandi totali nazionali, che si vede il Paese com’è: stipendi, pensioni, lavoro autonomo, tasse locali. E un divario tra Nord e Sud che, anno dopo anno, non si chiude.
Classifica regionale dei redditi medi: Lombardia davanti, Calabria in coda
La fotografia del ministero dice che il reddito complessivo dichiarato medio in Italia è arrivato a 25.820 euro, con un aumento del 4% rispetto all’anno precedente. Ma basta guardare le regioni per capire quanto il quadro cambi. In testa c’è la Lombardia, con 30.200 euro. Subito dietro il Trentino-Alto Adige, a 28.553 euro; dentro questo dato spicca la provincia di Bolzano, che sale a 29.850 euro. Dall’altra parte della classifica c’è la Calabria, che resta sotto quota 20mila e si ferma a 19.020 euro: più di 11mila euro in meno rispetto alla regione capofila. Sullo sfondo ci sono i numeri nazionali: 1.076,3 miliardi di euro di redditi dichiarati, quasi 1.100 miliardi, e una Irpef netta di 197,4 miliardi, in crescita del 3,9%. Ma dietro la crescita generale la distribuzione resta molto sbilanciata, tra territori e tra contribuenti.
Geografia fiscale del Paese: il divario tra aree forti e aree deboli resta lì
La distanza tra regioni del Nord e regioni del Sud si inserisce in un sistema fiscale che continua a pesare in modo diverso da zona a zona. Secondo i dati delle dichiarazioni 2025, sono oltre 42,8 milioni i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione. Ma più di 11,3 milioni di italiani di fatto non versano Irpef: dentro ci sono sia quelli con imposta netta pari a zero, sia chi la azzera con trattamento integrativo e bonus tredicesima. A tenere in piedi gran parte del gettito sono soprattutto i redditi medio-alti. I contribuenti con redditi superiori a 35mila euro, che sono il 23,4% del totale, versano il 65,1% dell’imposta netta. E la fascia tra 35mila e 70mila euro, da sola, concentra il 32,1% dell’Irpef. Il grosso del reddito complessivo dichiarato, inoltre, arriva da lavoratori dipendenti e pensionati, che insieme valgono l’84,6% del totale. Un dato che dice molto: la base fiscale italiana resta legata soprattutto ai redditi più facili da tracciare, quelli trattenuti alla fonte.
Quanto pesano le addizionali locali: Lazio in alto, Sardegna e Bolzano più leggere
Accanto all’Irpef nazionale, cresce anche il peso delle addizionali regionali e comunali, e qui le differenze di residenza contano parecchio. L’addizionale regionale Irpef nel 2024 ha toccato i 16,2 miliardi di euro, con un aumento del 6,2% rispetto al 2023. L’importo medio va dai 300 euro della Sardegna ai 790 euro del Lazio. Una forbice larga, che per molte famiglie si sente eccome, tra busta paga e pensione. Anche l’addizionale comunale è salita: circa 6,6 miliardi di euro complessivi, in aumento del 6,4%. In questo caso il valore più basso si registra nella Provincia autonoma di Bolzano, con una media di 140 euro, mentre in alto ci sono Lazio e Liguria, entrambe a 280 euro. Numeri meno appariscenti di quelli sui redditi medi, forse, ma decisivi quando si misura la pressione fiscale di tutti i giorni. Perché il divario italiano passa anche da qui: non solo da quanto si guadagna, ma da quanto alla fine resta davvero in tasca.








