La Bri, la Banca dei regolamenti internazionali con sede a Basilea, ha avvertito oggi, nel suo rapporto annuale, che il possibile scoppio della bolla dell’Intelligenza artificiale, se combinato con debito pubblico ai massimi storici e inflazione ancora elevata, può innescare effetti a catena negativi sulla crescita mondiale: un rischio che, secondo l’istituto guidato nel board anche dal governatore di Bankitalia Fabio Panetta, nasce dall’intreccio sempre più stretto tra mercati finanziari, finanza a leva e conti pubblici.
Bri, l’allarme su Intelligenza artificiale, debito e inflazione
Nel documento, la Bri mette in fila tre fragilità che oggi corrono insieme. Da una parte c’è la corsa agli investimenti legati alla Intelligenza artificiale, che in molti segmenti del mercato ha già gonfiato valutazioni e aspettative; dall’altra restano un debito sovrano molto alto e un quadro di prezzi ancora sotto pressione, elementi che limitano il margine di manovra delle banche centrali. È qui, spiega l’istituto, che un eventuale aggiustamento brusco dei listini potrebbe smettere di essere un problema solo finanziario e riflettersi sull’economia reale, sugli investimenti e sul credito. Non subito, forse. Ma in fretta, se la fiducia si incrina.
La lettura della banca di Basilea è prudente, non allarmistica. Eppure il messaggio è netto: quando una fase di entusiasmo tecnologico si somma a squilibri già presenti, la tenuta del sistema si complica. Secondo la Bri, le vulnerabilità accumulate negli ultimi anni non sono scomparse con il rallentamento dell’inflazione in alcune economie avanzate; si sono, semmai, spostate. In quel passaggio entrano in gioco i rendimenti più alti, il costo del denaro e una ricerca di profitti che porta una parte degli operatori verso strategie più aggressive.
Il nodo degli hedge fund ad alta leva finanziaria
Il passaggio più delicato del rapporto riguarda il legame tra debito pubblico e hedge fund ad alta leva finanziaria. La Bri osserva che il loro ruolo crescente crea “un nuovo legame tra debito sovrano e stabilità finanziaria”, aumentando i rischi per l’intero sistema. In pratica, una quota sempre più ampia di titoli pubblici finisce dentro circuiti di mercato dove l’esposizione è moltiplicata dalla leva, cioè da capitale preso a prestito. Finché i prezzi tengono, il meccanismo regge. Se però arriva uno shock — un rialzo inatteso dei tassi, una correzione sui titoli tecnologici, tensioni geopolitiche — la catena può spezzarsi in più punti.
È un cambio di scenario che a Basilea seguono da tempo. Un tempo il debito sovrano era considerato, salvo eccezioni, il segmento più stabile del mercato; oggi non sempre basta. La presenza di operatori fortemente indebitati può amplificare movimenti che all’inizio sembrano contenuti, costringendo a vendite rapide e trascinando in basso la liquidità. “Aumentano i rischi per la stabilità”, insiste l’istituto. Parole misurate, ma pesanti. Perché riguardano il cuore della finanza globale, non una sua periferia.
Fabio Panetta e il ruolo della banca delle banche centrali
Nel quadro delineato dal rapporto pesa anche il ruolo istituzionale della Bri, spesso definita la banca delle banche centrali. L’istituto non detta la linea ai governi, ma offre analisi tecniche molto ascoltate da autorità monetarie e regolatori. Il fatto che Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, sia stato nominato di recente presidente del board aggiunge attenzione italiana a un documento che parla soprattutto ai grandi centri decisionali: Washington, Francoforte, Londra, Tokyo. E anche ai mercati, naturalmente.
La preoccupazione di Basilea si inserisce in una fase in cui molte economie devono ancora fare i conti con la coda lunga del caro-prezzi e con finanze pubbliche appesantite dagli anni della pandemia, della stretta energetica e del rialzo dei tassi. Se i governi restano molto indebitati, ha spiegato più volte la Bri nei suoi studi, ogni tensione sul mercato obbligazionario rischia di diventare più sensibile. Solo allora il problema smette di essere tecnico. Diventa politico, e poi sociale.
Quali effetti sull’economia mondiale secondo il rapporto annuale
L’avvertimento finale riguarda la crescita mondiale. Secondo il rapporto annuale della Bri, l’eventuale scoppio di una bolla dell’Intelligenza artificiale non avrebbe effetti isolati, confinati alle società tecnologiche o agli investitori più esposti. Potrebbe invece frenare la propensione al rischio, rendere più costoso il finanziamento delle imprese e spingere gli investitori a chiedere premi maggiori anche sui titoli pubblici. A quel punto, con inflazione alta e debito pubblico elevato, la risposta delle autorità sarebbe più difficile.
Non c’è, nelle pagine diffuse a Basilea, una previsione secca su tempi o dimensioni di una correzione. C’è però una linea molto chiara: evitare compiacenza. Per la Bri, le innovazioni legate alla AI possono sostenere la produttività, ma non cancellano le leggi del ciclo finanziario. Quando le valutazioni corrono troppo e la leva cresce nell’ombra, il conto può arrivare più avanti. E quando arriva, ha suggerito l’istituto, raramente resta confinato a un solo settore.








