Economia

Comuni rifiuti free in crescita: sono 675, Veneto in testa

Uomo getta un sacco nei cassonetti della raccolta differenziata, con due operatori ecologici sullo sfondo
Raccolta differenziata in un comune italiano: cittadini e operatori ecologici davanti ai cassonetti, tema chiave dei Comuni Rifiuti Free.

Nel 2026, in Italia, i Comuni Rifiuti Free tornano a crescere: sono 675 su 7.894 amministrazioni, dodici in più rispetto al 2025, secondo la 33esima edizione di Comuni Ricicloni di Legambiente presentata oggi, 2 luglio, a Roma, nella giornata conclusiva dell’Ecoforum nazionale dell’economia circolare. Il dato premia i municipi che mantengono il rifiuto indifferenziato avviato a smaltimento sotto la soglia dei 75 chili per abitante all’anno, un indicatore che, più della sola percentuale di raccolta differenziata, misura la tenuta concreta dei sistemi locali.

Comuni Rifiuti Free 2026, i numeri della crescita

La fotografia scattata da Legambiente dice che i comuni virtuosi aumentano, ma non in modo uniforme. A colpire, più ancora del saldo finale, è il numero dei residenti: i cittadini che vivono in Comuni Rifiuti Free passano da 3.715.010 a 4.086.781, quindi oltre 370 mila persone in più in un solo anno. Segno che la crescita coinvolge centri più popolosi, non soltanto piccoli municipi già abituati a performance alte.

Il criterio resta severo, e non cambia: per entrare nella classifica bisogna tenere il secco residuo sotto i 75 chili pro capite annui. È su questo passaggio che Legambiente insiste da tempo, perché la sola raccolta differenziata — spiegano gli ambientalisti — non basta se poi resta troppo materiale da smaltire. In altre parole, conta quanto si riesce davvero a sottrarre a discariche e incenerimento.

La presentazione del dossier è arrivata al termine dell’Ecoforum organizzato da Legambiente, Kyoto Club e La Nuova Ecologia, con la collaborazione di Conou e il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, della Regione Lazio e della Città Metropolitana di Roma. Un contesto istituzionale, ma anche operativo, dove il tema dei rifiuti è stato letto insieme a quello dell’economia circolare.

Nord ancora avanti, ma Sud e Centro recuperano terreno

La geografia dei Comuni Rifiuti Free resta sbilanciata verso il Nord Italia, che concentra il 60,3% del totale. Eppure, nel confronto con il 2025, proprio il Nord perde terreno: i comuni virtuosi sono 16 in meno. Non basta a cambiare il primato, ma qualcosa segnala. Forse una fisiologica oscillazione, forse — è il punto che diversi amministratori sollevano da mesi — la fatica di consolidare standard alti nelle aree più urbanizzate.

Il Sud e le Isole rappresentano invece il 32,8% del totale e crescono di 16 comuni in un anno. È un dato che pesa, perché racconta una dinamica meno episodica di quanto si pensasse fino a poco tempo fa. La tenuta di alcune esperienze meridionali, specie nei sistemi di raccolta porta a porta e nella tariffazione puntuale, sta producendo effetti misurabili.

Anche il Centro accelera. I Comuni Rifiuti Free sono ora 46, con un aumento di 16 unità rispetto al 2025, pari al 6,8% del totale nazionale. Una crescita netta, che riduce almeno in parte il divario con le altre macroaree. Non ribalta gli equilibri, certo, ma li rende meno rigidi.

Veneto primo in Italia, Campania guida il Mezzogiorno

Sul piano regionale il Veneto si conferma in testa con 165 Comuni Rifiuti Free, davanti a Lombardia con 104 e Campania con 73. È una graduatoria che, anno dopo anno, torna quasi uguale nelle prime posizioni, ma con una differenza da non trascurare: la presenza della Campania consolida il ruolo del Sud nella fascia più alta del monitoraggio.

Per il Veneto non è una novità, semmai una conferma. La regione resta il riferimento nazionale per diffusione delle buone pratiche, una rete costruita nel tempo tra piccoli centri, consorzi e gestori. La Lombardia, subito dietro, tiene numeri elevati nonostante una struttura territoriale più complessa. La Campania, invece, si prende il primato meridionale e lo fa con un dato che la distanzia dalle altre regioni del Mezzogiorno.

Qui entra un elemento politico oltre che tecnico. Dove la raccolta funziona, osservano da Legambiente, non c’è soltanto una macchina amministrativa più efficiente: spesso c’è continuità nelle scelte, investimenti sugli impianti, controlli e comunicazione ai cittadini. Messa così, la classifica non premia solo la percentuale. Premia un metodo.

Capoluoghi di provincia, cinque città centrano il doppio obiettivo

Tra i capoluoghi di provincia che hanno partecipato al concorso — 54 in tutto — sono 35 quelli che hanno raggiunto o superato il 65% di raccolta differenziata. Significa il 65% del campione esaminato e circa il 33% del totale dei capoluoghi italiani. Un risultato che mostra un miglioramento, anche se il quadro urbano resta più difficile di quello dei piccoli comuni, dove organizzare la raccolta è spesso meno complicato.

I capoluoghi che ottengono il doppio riconoscimento, cioè oltre il 65% di differenziata e status di Rifiuti Free, sono Pordenone, Belluno, Nuoro, Trento e Treviso. Cinque città, distribuite tra Nord e Sardegna, che riescono a combinare quantità e qualità della gestione. Non è scontato, soprattutto nei contesti urbani, dove pesano flussi turistici, quartieri ad alta densità e utenze commerciali.

Tra questi casi spicca Nuoro, entrata in classifica lo scorso anno e oggi capace di confermarsi. Un dettaglio non secondario, perché la continuità conta quasi quanto l’ingresso. Restare sotto la soglia dei 75 chili per abitante richiede stabilità, non un picco occasionale. Ed è probabilmente questo il messaggio più netto del rapporto 2026: i risultati arrivano quando il sistema regge nel tempo, non quando si limita a inseguire il dato di un singolo anno.

Change privacy settings
×