Nel secondo semestre del 2025 le famiglie italiane hanno continuato a chiedere mutui per l’acquisto di abitazioni, con una crescita più visibile nel Nord Est e una sostanziale stabilizzazione nel resto del Paese, mentre si è fermata la corsa del credito al consumo registrata nei mesi precedenti: è il quadro che emerge dall’ultima indagine della Banca d’Italia sulla domanda e sull’offerta di credito a livello territoriale, diffusa sulla base delle valutazioni degli intermediari e letta come un segnale di raffreddamento dopo il forte scatto della prima metà dell’anno.
Mutui casa, il Nord Est resta l’area più dinamica
Secondo Bankitalia, nella seconda parte del 2025 la domanda di mutui casa ha mostrato un andamento diverso tra le macroaree italiane: in Nord Est le richieste sono aumentate, mentre nel Centro, nel Nord Ovest e nel Mezzogiorno si sono in larga misura stabilizzate. Il dato arriva dopo un forte aumento nei primi sei mesi del 2025, quando il rientro graduale delle tensioni sul costo del denaro aveva spinto molte famiglie a tornare negli istituti di credito, spesso per riaprire pratiche rimaste ferme nei mesi precedenti. Non c’è, nella rilevazione, un’accelerazione uniforme; c’è piuttosto una frenata ordinata, quasi fisiologica.
Nella lettura degli operatori il Nord Est continua a distinguersi per una maggiore vivacità del mercato immobiliare residenziale e per una capacità di spesa delle famiglie che, almeno in questa fase, regge più che altrove. Eppure il quadro resta cauto. La stessa indagine, infatti, non parla di una nuova espansione generalizzata, ma di un assestamento, con le banche che osservano l’economia da vicino e calibrano le condizioni caso per caso.
Prestiti per i consumi, si interrompe la crescita
Diverso il discorso sul credito al consumo. In tutte le aree del Paese, rileva la Banca d’Italia, si è interrotta l’espansione della domanda che aveva caratterizzato la prima parte dell’anno. Un passaggio non secondario, perché segnala un cambio di atteggiamento delle famiglie, più prudenti sugli acquisti finanziati a rate, dalle spese domestiche ai beni durevoli. Il rallentamento, in questo caso, è diffuso e non presenta differenze territoriali marcate.
Il dato può essere letto in due modi, e solo allora il quadro si chiarisce meglio: da una parte pesa una maggiore attenzione ai bilanci familiari, dall’altra conta il fatto che una quota di domanda si fosse già concentrata nei mesi precedenti. Prestiti personali e finanziamenti al consumo, insomma, smettono di correre. Non arretrano in modo netto, almeno secondo questa ricostruzione, ma perdono slancio.
Offerta di credito, mutui stabili ma spread più rigidi
Sul fronte dell’offerta di credito, le politiche applicate ai mutui alle famiglie sono rimaste invariate in tutte le macroaree. Dopo il lieve irrigidimento del primo semestre, gli intermediari non segnalano ulteriori strette generali. C’è però un dettaglio che pesa, ed è forse il più concreto: le condizioni sono state giudicate più distese in termini di quantità offerte, mentre si registra un irrigidimento degli spread, soprattutto per i mutui più rischiosi. In altre parole, i rubinetti non si chiudono, ma il prezzo del rischio cresce.
È qui che affiora la valutazione delle banche sull’economia. La maggiore severità sugli spread, spiega l’indagine, riflette infatti una percezione del rischio più elevata, legata alle attese sull’andamento dell’attività economica generale. Una formula tecnica, sì, ma piuttosto chiara: gli istituti continuano a finanziare, però chiedono più garanzie o margini maggiori quando il profilo del richiedente è meno solido. Vale soprattutto per le pratiche considerate più esposte, quelle con rapporto rata-reddito più teso o con minore capacità di assorbire eventuali scosse.
Banche più caute sui finanziamenti alle famiglie
La prudenza si vede ancora di più nel comparto del credito al consumo, dove le politiche di offerta hanno continuato a orientarsi verso una maggiore cautela in tutte le aree del Paese. È un atteggiamento coerente con il rallentamento della domanda, ma anche con un contesto in cui gli intermediari restano attenti alla qualità del credito. Non c’è un giro di vite uniforme descritto nei dettagli, questo va detto; c’è però un orientamento comune, segnalato con chiarezza dalla rilevazione.
Nel complesso, il quadro disegnato da Bankitalia racconta un mercato del credito alle famiglie meno espansivo rispetto all’inizio del 2025 e più selettivo, specie quando si tratta di prestiti senza garanzie reali. I mutui per la casa tengono, con il Nord Est che si muove un po’ più degli altri territori; il credito al consumo, invece, si prende una pausa. Le banche osservano, valutano, dosano. E in questa fase, più che la quantità delle richieste, conta il modo in cui vengono giudicate.








