Economia

Ue, stretta sui mini-pacchi online: arriva il dazio da 3 euro

Doganiere con patch Ue scansiona un piccolo pacco su nastro trasportatore pieno di mini colli in un hub logistico
Controlli doganali su mini pacchi e-commerce in un centro di smistamento europeo, con ispezioni e scansioni delle spedizioni.

Dal 1° luglio 2026 nell’Unione europea cambiano le regole per i mini pacchi dell’e-commerce provenienti da Paesi terzi, in larga parte acquistati sulle piattaforme cinesi Shein e Temu: Bruxelles archivia l’esenzione doganale sotto i 150 euro e introduce un dazio temporaneo forfettario da 3 euro, con l’obiettivo dichiarato di alleggerire la pressione sulle dogane europee e riportare sotto controllo un flusso che, ormai, viaggia su numeri enormi.

Dazi Ue sui mini pacchi, cosa cambia dal 1° luglio

La novità riguarda gli acquisti di basso valore spediti direttamente ai consumatori europei da operatori extra-Ue. In concreto, per ogni voce doganale dichiarata scatterà un prelievo di 3 euro: non dunque per singolo collo in senso stretto, ma per ciascuna tipologia di bene indicata nella dichiarazione. È un dettaglio tecnico, eppure pesa. Se dentro lo stesso invio ci sono più prodotti classificati separatamente, il forfait doganale potrà essere applicato più volte.

La misura entra in vigore come soluzione ponte, in attesa di un assetto più stabile. A Bruxelles, spiegano fonti della Commissione europea, si tratta di una risposta pratica a un fenomeno che negli ultimi mesi ha assunto dimensioni difficili da gestire con gli strumenti fin qui disponibili. L’idea, solo allora, è stata quella di anticipare la stretta prima della revisione più ampia del sistema doganale.

I numeri del boom: 5,9 miliardi di articoli in un anno

La fotografia fornita da Bruxelles restituisce la scala del fenomeno. Nel 2025 sono entrati nell’Ue 5,9 miliardi di articoli in pacchi di basso valore provenienti da Paesi terzi e finora esenti da dazi. Tradotto: circa 16 milioni di pacchi al giorno sdoganati nell’Unione, una quantità che ha finito per mettere sotto pressione controlli, verifiche e personale amministrativo.

Secondo i dati europei, questi articoli rappresentano oltre il 97% delle merci importate per numero di spedizioni, anche se il loro peso economico resta contenuto e si ferma intorno al 2% del valore complessivo in entrata. È questo squilibrio, numeri altissimi e valore unitario basso, ad aver convinto l’esecutivo europeo a intervenire. Una mole diffusa, frammentata, continua. E per questo più complicata da trattare.

Bruxelles: “Non è una misura contro la Cina”

Il punto più sensibile resta l’origine delle spedizioni. L’e-commerce dalla Cina è “leggermente superiore al 90%”, ha spiegato un alto funzionario della Commissione europea, chiarendo però che la stretta non nasce come iniziativa mirata contro Pechino o contro singole piattaforme. “Non stiamo adottando alcuna misura diretta contro un attore particolare o un Paese particolare”, ha detto il funzionario. “Non è affatto questo lo scopo”.

Il riferimento, anche se non esplicitato nella norma, è alle grandi piattaforme che hanno costruito il proprio modello commerciale su spedizioni rapide, prezzi molto bassi e invii ripetuti verso i consumatori europei. Shein e Temu sono i nomi che circolano di più, ma a Bruxelles insistono su un punto: la misura è generale e si applica a tutti i pacchi extra-Ue sotto i 150 euro. La linea politica è questa, almeno ufficialmente: non un provvedimento anti-cinese, bensì un intervento sul funzionamento del mercato e sulla sostenibilità dei controlli.

Da novembre attesa anche la handling fee doganale

La stretta, peraltro, non si fermerà qui. Da novembre 2026 dovrebbe entrare in vigore anche la cosiddetta handling fee, un contributo destinato alla gestione doganale delle spedizioni. L’importo non è stato ancora deciso in via formale, ma negli ambienti europei l’ipotesi più citata resta quella di un altro contributo intorno ai 3 euro.

L’idea attuale è che diventi applicabile il primo novembre”, ha spiegato lo stesso funzionario, precisando che il nuovo balzello servirà a compensare i costi crescenti delle autorità doganali. In altre parole, il problema non è soltanto fiscale. C’è la necessità di finanziare un apparato chiamato a controllare milioni di spedizioni al giorno, spesso di valore minimo ma con un impatto organizzativo tutt’altro che marginale.

Per i consumatori europei il cambiamento potrebbe tradursi in acquisti meno convenienti, specie sui prodotti a prezzo molto basso ordinati con frequenza. Per le piattaforme, invece, si apre una fase di adattamento: listini, logistica, comunicazione ai clienti. Tutto da ricalibrare. E in tempi stretti, perché la fine dell’esenzione doganale è ormai alle porte e il mercato, come spesso accade, si muoverà prima ancora che il nuovo quadro sia del tutto stabilizzato.

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