Con la pubblicazione del decreto-legge n. 100/2026, avvenuta il 30 giugno in Gazzetta Ufficiale, il governo interviene su giustizia, professione forense, digitalizzazione degli uffici giudiziari e migrazione e asilo, mettendo insieme in un solo testo norme che avranno effetti immediati e altre rinviate ai prossimi mesi, in qualche caso al 2027. Il provvedimento, spiegano fonti del ministero della Giustizia, nasce per “allineare il sistema” alle scadenze europee e per correggere alcuni passaggi rimasti sospesi dopo le ultime riforme. Eppure, già nelle prime ore, non sono mancate le riserve: dagli operatori del diritto ai sindacati, il decreto viene letto come un intervento ampio, e per questo delicato.
Esame di avvocato, tornano gli scritti in presenza
La novità più visibile riguarda l’esame di avvocato, che torna alla formula tradizionale con due prove scritte e una prova orale, archiviando il modello semplificato introdotto negli ultimi anni. Gli elaborati si svolgeranno in presenza, con l’uso dei codici annotati con la giurisprudenza: il candidato dovrà redigere un parere motivato e un atto giudiziario, scegliendo la materia tra diritto civile, penale e amministrativo. Un ritorno netto, insomma, a una struttura più selettiva, che nel mondo forense era stata chiesta da una parte dell’avvocatura.
La prova orale sarà articolata in più momenti: soluzione di un caso pratico, domande su diritto sostanziale e processuale, poi la verifica su ordinamento professionale, deontologia e previdenza forense. Per arrivare al colloquio serviranno almeno 18 punti su 30 in ciascuno scritto; per superare l’esame occorreranno almeno 90 punti complessivi all’orale e non meno di 18 punti per ciascuna prova prevista. In via transitoria, inoltre, vengono eliminate le verifiche intermedie delle scuole forensi: il certificato di compiuto tirocinio dipenderà dalla frequenza di almeno l’80% delle lezioni e dal superamento di una prova finale scritta. Una semplificazione solo apparente, perché il cuore della selezione torna a pesare sugli esami.
Uffici giudiziari, slittano Gip collegiale e giudice di pace
Sul versante organizzativo, il decreto rinvia al 28 febbraio 2027 l’entrata in vigore del Gip collegiale, una delle misure più discusse della riforma. Slitta anche di un anno il termine legato alle infrastrutture informatiche degli uffici giudiziari, mentre viene esteso a cinque anni il periodo transitorio per il nuovo Tribunale delle persone, dei minorenni e della famiglia. Solo allora, nelle intenzioni dell’esecutivo, il riassetto dovrebbe entrare a regime con strumenti e organici più stabili.
Prorogata fino al 31 ottobre 2027 anche l’estensione delle competenze degli uffici del giudice di pace, altro tassello rimasto fermo tra carenze di personale e problemi applicativi. Il senso politico del rinvio è chiaro: evitare che norme già approvate si scontrino con strutture ancora incomplete. In ambienti giudiziari la lettura è più prudente. “Meglio rinviare che partire male”, osserva una fonte di tribunale, “ma i rinvii continui, alla lunga, mostrano che il sistema non è pronto”.
Ufficio per il processo, sindacati in allarme; fondi per digitale e cybersicurezza
Uno dei passaggi più sensibili riguarda l’Ufficio per il processo. La norma precisa che il personale dovrà essere destinato in via ordinaria alle attività di supporto ai magistrati, con impieghi differenti soltanto in presenza di esigenze urgenti e documentate. È un inciso tecnico, ma pesa. I sindacati temono infatti che, nella pratica quotidiana degli uffici, gli addetti possano essere usati di nuovo per coprire mansioni di cancelleria, disperdendo competenze costruite in questi anni tra studio dei fascicoli, bozze e monitoraggio dei procedimenti.
Le organizzazioni dei lavoratori, nelle prime reazioni, hanno parlato di “equilibrio fragile” e chiedono chiarimenti operativi. Accanto a questo, il decreto stanzia nuove risorse per la continuità dei servizi digitali della giustizia e per il rafforzamento della sicurezza informatica, tema diventato centrale dopo i ripetuti problemi tecnici registrati in diversi uffici. Arrivano poi correzioni sugli indennizzi della legge Pinto e sulla responsabilità professionale dei notai: resta fermo il termine ordinario di prescrizione, ma l’azione risarcitoria non potrà comunque essere esercitata oltre quindici anni dall’attività svolta. Una soglia finale, questa, che punta a delimitare il contenzioso.
Marchi, intercettazioni e Patto Ue su migrazione e asilo
Il decreto tocca anche la proprietà industriale e il diritto d’autore, adeguando la tutela cautelare nazionale agli orientamenti della Corte di giustizia dell’Unione europea. Nello stesso pacchetto entrano regole più strette per la liquidazione delle spese delle intercettazioni: vengono fissati termini più stringenti e, in caso di ritardo nei pagamenti, sono previsti interessi e indennizzi. Una misura attesa dalle società che forniscono i servizi tecnici alle procure, spesso alle prese con tempi lunghi per i rimborsi.
Gli articoli dal 10 al 19, poi, recepiscono il Patto europeo su migrazione e asilo approvato nel 2024. Sono previste procedure accelerate per l’esame delle domande di protezione internazionale alla frontiera, nuove forme di trattenimento e misure alternative, oltre all’individuazione delle autorità nazionali competenti per applicare le regole europee. In base al testo, alcune disposizioni entreranno in vigore subito, altre richiederanno decreti attuativi e un adattamento amministrativo non breve. Il risultato, in ogni caso, è già visibile: il decreto-legge 100/2026 non si limita a ritoccare la macchina giudiziaria, ma ridisegna insieme pezzi di giustizia e politiche migratorie, due terreni su cui il confronto, politico e tecnico, è appena cominciato.








