Un’aliquota dell’1% sugli aumenti di stipendio dei giovani dipendenti del settore privato. È la misura prevista dall’articolo 44 del disegno di legge di Bilancio 2027, all’esame della Camera. Il tetto di 2.500 euro indica la quota massima di aumento che potrebbe beneficiare della tassazione ridotta.
Il vantaggio per il lavoratore consisterebbe quindi nelle minori imposte sull’incremento retributivo percepito. La proposta riguarda il solo 2027 e può cambiare durante l’esame parlamentare.
A chi si applicherebbe l’aliquota dell’1%
Il testo individua i beneficiari attraverso la data di nascita. La misura riguarderebbe chi è nato dal 1° gennaio 1998, lavora come dipendente nel settore privato e nel 2027 percepisce un reddito da lavoro dipendente fino a 28.000 euro. Il limite si riferisce a questa categoria di reddito. Chi lavora esclusivamente in proprio o nel pubblico impiego resta fuori dal perimetro della proposta.

I dettagli da conoscere – odcec.vicenza.it
Sulla parte di aumento che rispetta i requisiti, l’imposta dell’1% sostituirebbe l’IRPEF e le relative addizionali regionali e comunali. Se l’incremento agevolabile raggiungesse il tetto di 2.500 euro, l’imposta sostitutiva ammonterebbe a 25 euro. Il resto della retribuzione seguirebbe le regole fiscali applicabili alle singole voci.
Come si calcola l’aumento agevolabile
Il confronto parte dal reddito da lavoro dipendente del 2026. Si divide questa cifra per i giorni lavorati in quell’anno e la si moltiplica per i giorni lavorati nel 2027. Il risultato è il reddito 2026 ricalcolato su un periodo di pari durata. Solo la differenza positiva tra il reddito del 2027 e questo valore potrebbe essere tassata all’1%, entro il limite previsto.
Con lo stesso numero di giorni lavorati nei due anni, passare da 24.000 a 27.000 euro significherebbe registrare un incremento di 3.000 euro. L’aliquota ridotta si applicherebbe a 2.500 euro, mentre i 500 euro eccedenti resterebbero fuori dall’agevolazione. Se invece il reddito crescesse da 12.000 a 18.000 euro solo perché i giorni lavorati sono passati da 120 a 180, il confronto darebbe un incremento pari a zero.
Come funzionerebbero la busta paga e il conguaglio
Il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, applicherebbe l’aliquota ridotta quando versa la retribuzione e verificherebbe l’importo effettivamente agevolabile al conguaglio. Se risultassero imposte da recuperare per più di 60 euro, il testo prevede dieci rate di pari importo.
Il dipendente potrebbe chiedere per iscritto di applicare provvisoriamente la tassazione ordinaria e rimandare l’eventuale agevolazione al conguaglio. Il disegno di legge prevede anche la possibilità di scegliere il regime ordinario, con comunicazione scritta al sostituto o in dichiarazione dei redditi. La scelta può incidere sul risultato finale, perché l’aliquota dell’1% è incompatibile con alcune altre agevolazioni fiscali. Per capire il vantaggio concreto occorre quindi considerare il trattamento complessivo della busta paga.







