Dal 1° novembre 2026 entra in vigore la Union handling fee, la tassa pacchi extra-UE di 2 euro per spedizione introdotta dalla Commissione europea nell’ambito del nuovo Codice doganale dell’Unione. Il prelievo riguarda tutti i pacchi provenienti da paesi terzi con valore dichiarato fino a 150 euro, una soglia che comprende la stragrande maggioranza degli acquisti effettuati dai consumatori europei su piattaforme di e-commerce internazionali. La misura è inserita anche nella Legge di bilancio 2026 e, salvo eventuali obiezioni del Parlamento europeo o del Consiglio prima della scadenza, diventerà operativa senza ulteriori passaggi legislativi nazionali.
Cos’è la Union handling fee e quale base normativa la istituisce
La Union handling fee è un contributo amministrativo di 2 euro per collo applicato alle importazioni di valore inferiore o uguale a 150 euro provenienti da paesi extra-UE. Non si tratta di un dazio doganale in senso stretto, né di un’imposta sul valore aggiunto: la sua natura giuridica è quella di un corrispettivo per i costi amministrativi sostenuti dalle autorità doganali europee per l’esecuzione dei controlli di qualità e sicurezza sulle merci in ingresso nel territorio dell’Unione.
La misura è promossa dalla Direzione Generale per la Fiscalità e l’Unione doganale della Commissione europea (DG TAXUD) ed è parte integrante del nuovo Codice doganale dell’Unione, il quadro normativo che ridisegna le procedure di sdoganamento per adeguarle all’esplosione dei volumi di e-commerce transfrontaliero degli ultimi anni. Il fatto che la stessa misura trovi riscontro nella Legge di bilancio 2026 segnala l’intenzione del legislatore italiano di recepire e coordinare il proprio ordinamento con le nuove regole europee, anche se i dettagli delle eventuali disposizioni nazionali aggiuntive non sono ancora stati oggetto di chiarimento ufficiale.
→ Leggi anche: Autotrasporto internazionale: MIT modifica regole e modelli dal 7 ottobre 2026
Perché la Commissione ha introdotto questo prelievo sulle spedizioni sotto i 150 euro
La soglia dei 150 euro non è casuale: corrisponde al limite al di sotto del quale le importazioni beneficiano storicamente di un regime doganale semplificato, con esenzione dai dazi. Questo meccanismo, pensato per agevolare i piccoli acquisti occasionali, è stato progressivamente sfruttato su scala industriale da grandi piattaforme di e-commerce internazionale, che spediscono quotidianamente decine di milioni di pacchi nell’Unione europea frazionando le spedizioni in modo da restare sotto la soglia di esenzione.
Il risultato è stato un sovraccarico significativo per le autorità doganali degli Stati membri, chiamate a processare volumi di spedizioni in costante crescita con risorse non proporzionalmente aumentate. La Union handling fee risponde proprio a questa esigenza: coprire i costi amministrativi reali dei controlli di sicurezza, sanitari e di conformità tecnica che ogni pacco deve superare prima di entrare nel mercato unico. In questo senso, il prelievo non ha finalità di gettito fiscale in senso tradizionale, ma di sostenibilità operativa del sistema doganale europeo.
L’impatto sull’e-commerce internazionale e sulle principali piattaforme
La misura è destinata a incidere in modo significativo sul settore dell’e-commerce internazionale e sulle piattaforme che operano su scala globale con spedizioni dirette ai consumatori europei. Ogni ordine di valore inferiore a 150 euro proveniente da un paese terzo sarà soggetto al contributo di 2 euro, indipendentemente dal numero di articoli contenuti nel pacco.
Per le piattaforme che gestiscono milioni di spedizioni mensili verso l’Unione europea, l’effetto cumulativo del prelievo è tutt’altro che trascurabile. L’interrogativo operativo principale riguarda il soggetto su cui ricadrà concretamente il costo: se il venditore lo assorbirà nei propri margini, se lo trasferirà sul prezzo finale al consumatore o se sarà il vettore o il gestore doganale a doverlo anticipare in fase di sdoganamento. Su questo punto le modalità applicative non sono ancora state definite con dettaglio ufficiale dalla Commissione, e si attendono ulteriori chiarimenti tecnici prima del 1° novembre 2026.
→ Leggi anche: Decreto Legislativo 176/2026, diritto alla riparazione: nuovi obblighi, garanzia estesa e sanzioni fino a 50.000 euro
Per i consumatori europei che acquistano abitualmente su piattaforme extra-UE, il segnale è comunque chiaro: il costo complessivo degli acquisti internazionali di importo contenuto è destinato ad aumentare, anche se di un importo unitario limitato. Su acquisti di piccolo valore — pochi euro o poche decine di euro — un’aggiunta fissa di 2 euro può rappresentare una percentuale non irrilevante del prezzo totale.
Lo stato del procedimento e i margini di modifica prima dell’entrata in vigore
La Union handling fee è già parte del nuovo Codice doganale europeo, ma la sua applicazione pratica rimane soggetta alla possibilità che il Parlamento europeo o il Consiglio dell’Unione europea formulino obiezioni formali prima della data di implementazione del 1° novembre 2026. Si tratta di un margine procedurale previsto dall’iter normativo europeo, che lascia aperta — almeno in linea teorica — la possibilità di aggiustamenti tecnici o rinvii.
Commercialisti e consulenti che assistono imprese attive nell’importazione di beni da paesi terzi, o che gestiscono la contabilità di operatori di e-commerce, devono monitorare con attenzione gli sviluppi normativi delle prossime settimane. In particolare, sarà determinante capire se e come la Union handling fee si inserirà nella catena IVA e doganale già applicabile alle importazioni sotto soglia, e se verranno emanate istruzioni operative da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per gli operatori stabiliti in Italia. Per aggiornamenti ufficiali è possibile consultare la pagina della DG TAXUD della Commissione europea.
La riforma doganale in corso rappresenta una delle trasformazioni più rilevanti del quadro regolatorio europeo per il commercio elettronico degli ultimi anni. La tassa pacchi extra-UE da 2 euro è solo uno degli elementi di un sistema che si sta ridisegnando in profondità, con implicazioni che riguardano non solo gli operatori logistici e le piattaforme internazionali, ma anche i professionisti chiamati ad assistere imprese e consumatori in un contesto normativo in rapida evoluzione.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








